Arbitri, l’AIA conferma la linea: meno VAR e più potere

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Cronache sport calcio
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L’Associazione Italiana Arbitri ha confermato la sua nuova linea sull’utilizzo della tecnologia VAR, ribadendo la centralità della figura dell’arbitro in campo. La decisione è stata formalizzata durante un incontro tecnico tenutosi a Lissone, dove sono state discusse le direttive per la stagione in corso.

Il designatore Daniele Orsato e il direttore tecnico Domenico Messina hanno tracciato un percorso netto: la decisione presa dal direttore di gara sul terreno di gioco è sovrana. La tecnologia deve intervenire soltanto per correggere errori macroscopici, chiari ed evidenti, evitando un’analisi ossessiva di ogni singola azione. Questa impostazione si allinea con le direttive UEFA, ben sintetizzate dalla celebre frase di Roberto Rosetti: “È calcio, non PlayStation”, che distingue tra la ricerca di perfezione tecnologica e la natura umana dello sport.

Lo stesso Orsato ha espresso soddisfazione per l’inizio di stagione, elogiando il lavoro svolto dalla classe arbitrale. “Abbiamo trovato le innovazioni dell’Ifab, ma i miei ragazzi stanno facendo un lavoro straordinario per cercare di velocizzare di più il gioco”, ha dichiarato il designatore. Ha inoltre sottolineato l’importanza di far crescere l’autostima degli arbitri, incoraggiandoli ad avere coraggio senza la paura di sbagliare. Un aspetto positivo, apprezzato da tutti gli allenatori, è l’aumento del tempo di gioco effettivo, grazie alle nuove norme contro le perdite di tempo.

L’impatto di questa nuova filosofia è già evidente nei numeri. Le “On-Field Review”, ovvero le revisioni al monitor a bordocampo, sono crollate: da una media di circa cinque per giornata nelle ultime stagioni si è passati a una sola revisione nelle prime giornate di questo campionato. Anche il numero di calci di rigore concessi ha subito una drastica riduzione: appena cinque, contro i quindici registrati nello stesso periodo delle annate precedenti.

Questa svolta, tuttavia, non è esente da critiche e ha generato perplessità tra allenatori e addetti ai lavori. Se da un lato la maggiore autonomia arbitrale è un obiettivo condiviso, dall’altro la ridotta frequenza degli interventi VAR ha sollevato dubbi su episodi controversi. L’emblematica reazione di un allenatore come Maurizio Sarri, che dopo un presunto fallo in area non sanzionato ha commentato “se il VAR non chiama una cosa così, aboliamolo”, testimonia il malcontento crescente.

La linea dell’AIA non subirà inversioni di rotta, ma il dialogo per migliorare il sistema rimane aperto. Il punto cruciale del dibattito è diventato la definizione della nuova soglia di intervento: in un contesto di maggiore discrezionalità, la domanda principale che emerge è quando, secondo i nuovi standard, un fallo è da considerarsi calcio di rigore.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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