Australia, primo mammifero estinto per il clima

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Estinzione climatica
Estinzione climatica

Il roditore australiano Melomys rubicola è il primo mammifero la cui estinzione è stata attribuita direttamente dagli scienziati ai cambiamenti climatici. La sua vicenda è diventata un caso di studio globale.

Questo piccolo animale viveva esclusivamente su Bramble Cay, un minuto isolotto corallino nello stretto di Torres, tra l’Australia e la Papua Nuova Guinea. Su questa lingua di terra, alta non più di tre metri sul livello del mare, si contavano centinaia di esemplari.

Negli ultimi decenni, l’innalzamento degli oceani ha avuto un impatto devastante. La superficie dell’isola si è ridotta da quasi 4 ettari a 2,5, e il 97% della vegetazione erbosa, fonte di cibo e riparo per il roditore, è andata distrutta. L’habitat è stato letteralmente spazzato via.

L’ultimo avvistamento confermato del Melomys rubicola risale al 2009. Dopo anni di ricerche infruttuose, la specie è stata dichiarata ufficialmente estinta nel 2016, confermando i timori della comunità scientifica.

La sua scomparsa ha offerto lezioni cruciali. In primo luogo, ha dimostrato che gli effetti del riscaldamento globale non sono un problema lento o futuro. Per il Melomys sono bastati pochi decenni di innalzamento del mare e tempeste più frequenti per cancellare la sua unica casa e fonte di sostentamento.

Inoltre, ha messo in luce il rischio delle “estinzioni silenziose”. Il Melomys rubicola non era una specie iconica e la sua sparizione è passata quasi inosservata. Ciò suggerisce che altre specie meno conosciute, con habitat molto ristretti, potrebbero estinguersi senza che ce ne accorgiamo in tempo.

Molti ricercatori hanno sottolineato che un intervento preventivo avrebbe potuto salvare la specie. Un programma di trasferimento degli esemplari su isole vicine era una possibilità concreta, ma l’azione non è stata intrapresa tempestivamente. La lezione è chiara: è necessario agire prima che la situazione diventi irreversibile.

Il caso è diventato simbolico perché rappresenta la prova tangibile che il cambiamento climatico sta già causando la perdita di biodiversità. Non è una minaccia ipotetica, ma una realtà che colpisce le specie più vulnerabili, confinate su isole basse o ecosistemi fragili.

Per comprendere la gravità, gli studiosi ricordano l’Estinzione di massa del Permiano-Triassico, avvenuta 252 milioni di anni fa. Soprannominata “la Grande Moria”, cancellò oltre il 90% delle specie marine. La causa principale fu un’intensa attività vulcanica che rilasciò enormi quantità di gas serra, provocando un rapido aumento della temperatura globale. Un parallelo storico che invita a non sottovalutare i segnali odierni.

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