Con l’aumento dei veicoli elettrici e ibridi, il riciclo degli accumulatori si è affermato come uno dei pilastri della mobilità sostenibile. Le batterie con molti chilometri alle spalle perdono efficienza, ma rimangono una fonte preziosa di materiali come litio, nichel, cobalto e manganese.
Il recupero di queste risorse permetterà di reinserirle nel ciclo produttivo per creare nuove soluzioni di accumulo. Quella che oggi appare una pratica di nicchia si trasformerà nei prossimi anni in un settore industriale fondamentale per l’economia circolare.
La ragione principale per cui il settore non è ancora decollato è anagrafica: la maggior parte delle auto elettriche in circolazione è ancora relativamente giovane e lontana dalla fine del suo ciclo di vita. Il vero boom di rottamazioni è atteso dopo il 2030, quando i veicoli di prima generazione inizieranno a essere sostituiti.
Secondo un’analisi di McKinsey & Company, questa transizione genererà un mercato globale imponente. I ricavi del settore del riciclo batterie potrebbero raggiungere circa 70 miliardi di dollari l’anno entro il 2040, un salto notevole rispetto ai 2,5 miliardi registrati lo scorso anno.
Le principali case automobilistiche hanno già iniziato a muoversi per anticipare questa svolta. Marchi come BMW, Volkswagen e Renault stanno costruendo partnership strategiche per sviluppare catene di approvvigionamento più sicure e circolari.
Parallelamente, stanno emergendo nuovi attori tecnologici. Aziende come R3 Robotics, per esempio, hanno introdotto sistemi robotizzati per lo smontaggio automatizzato dei pacchi batteria. L’obiettivo è abbattere i costi, aumentare la sicurezza degli operatori e rendere il recupero dei materiali più competitivo rispetto all’estrazione mineraria tradizionale.
La regolamentazione europea rappresenta uno dei motori principali per lo sviluppo di questa filiera. Il nuovo Regolamento Batterie, entrato in vigore, impone obiettivi ambiziosi per il futuro: entro il 2030, ad esempio, si dovrà raggiungere un tasso di recupero del litio pari al 73%.
Inoltre, il Critical Raw Materials Act ha stabilito un altro principio chiave: almeno il 25% delle materie prime critiche utilizzate nell’Unione Europea dovrà provenire da processi di riciclo interni. Questa misura mira a ridurre drasticamente la dipendenza del continente dalle importazioni.
Dietro la spinta verso il riciclo non c’è soltanto una questione ambientale, ma anche una profonda logica geopolitica ed economica. Recuperare materiali critici a livello locale significa ridurre la dipendenza strategica da Paesi terzi per la fornitura di litio e cobalto.
Questa strategia permetterà di proteggere i margini industriali, stabilizzare i costi delle materie prime e rafforzare la resilienza delle filiere produttive europee. Secondo uno studio del Rocky Mountain Institute, un’industria del riciclo matura potrebbe addirittura rendere superflua l’estrazione di nuovi minerali per batterie entro il 2050, chiudendo definitivamente il cerchio.



















