Auto Ue: aiuti solo con il 70% di pezzi europei

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Protezionismo europeo
Protezionismo europeo

La Commissione europea ha delineato una nuova strategia per sostenere il settore automobilistico continentale e contrastare la crescente concorrenza cinese. La proposta mira a vincolare la concessione di aiuti di stato e incentivi pubblici a precise condizioni di produzione locale.

Il cuore del provvedimento, anticipato dal Financial Times che ha visionato la bozza dell’Industrial Accelerator Act, prevede che le auto elettriche dovranno avere almeno il 70% dei loro componenti fabbricati all’interno dei 27 stati membri per poter accedere ai finanziamenti. Da questa regola sono escluse le batterie, soggette a una normativa specifica.

Questa mossa protezionistica non riguarderà solo il mondo dei motori. Bruxelles ha stabilito che anche altri settori dovranno rispettare quote di produzione interna per beneficiare di sussidi o appalti pubblici. Ad esempio, almeno il 25% dei prodotti in alluminio e il 30% delle materie plastiche per l’edilizia dovranno essere fabbricati nell’Unione.

L’iniziativa fa parte di uno sforzo più ampio per salvaguardare la base manifatturiera europea, dal valore di 2.600 miliardi di euro. Negli ultimi anni, molte industrie del continente hanno dovuto ridurre il personale o chiudere stabilimenti a causa della pressione esercitata dai produttori cinesi, avvantaggiati da manodopera a basso costo e da un accesso privilegiato alle materie prime.

Il piano ha però generato reazioni contrastanti all’interno dell’industria automobilistica. Diversi costruttori hanno manifestato preoccupazione, temendo che la soglia del 70% sia troppo elevata e difficile da raggiungere in tempi brevi, data l’attuale dipendenza da fornitori extra-europei per molte componenti elettroniche.

Al contrario, altri gruppi industriali hanno appoggiato la misura, spingendo per una definizione chiara di “componente locale”. Secondo loro, senza regole ferree, i sussidi europei rischierebbero di finanziare indirettamente proprio i concorrenti cinesi che si intende arginare, vanificando lo scopo del provvedimento.

L’associazione dei costruttori europei, ACEA, ha chiesto un’applicazione pragmatica delle nuove norme. La loro proposta è di includere nel perimetro di produzione anche partner commerciali stretti come il Regno Unito e la Turchia, per non danneggiare le catene di fornitura già esistenti e profondamente integrate.

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