La balena franca nordatlantica, tra le specie di cetacei più a rischio estinzione al mondo, ha mostrato recenti e timidi segnali di ripresa. Per anni la sua popolazione è stata in costante declino, scendendo sotto la soglia critica dei 400 esemplari. Un nuovo rapporto della NOAA, l’ente statunitense per l’osservazione oceanica e atmosferica, ha però certificato una leggera inversione di tendenza.
La stagione riproduttiva, che si svolge durante l’inverno nelle acque più calde del sudest degli Stati Uniti, si è rivelata la più promettente degli ultimi anni. I ricercatori hanno identificato 15 nuovi cuccioli, un dato che ha portato la stima totale della popolazione a 384 individui. Questo numero rappresenta un incremento di circa il 7% rispetto ai minimi registrati nel 2020, infondendo un cauto ottimismo nella comunità scientifica.
Tuttavia, gli esperti avvertono che la strada per la salvezza è ancora molto lunga e in salita. Secondo le analisi della stessa NOAA, per assicurare una ripresa demografica stabile e duratura, sarebbe necessaria la nascita di almeno 50 nuovi esemplari ogni anno, per un periodo prolungato. Un traguardo che, allo stato attuale, appare irraggiungibile.
Il principale ostacolo è il numero ancora troppo esiguo di femmine in età fertile, che non permette di raggiungere un tasso di natalità così elevato. Nonostante la stagione riproduttiva non sia tecnicamente conclusa, gli scienziati ritengono impossibile che il numero di nuovi nati possa aumentare in modo significativo nei prossimi mesi.
Il problema non risiede solo nel basso tasso riproduttivo, ma soprattutto nelle elevate minacce di origine antropica. Le principali cause di morte per la balena franca nordatlantica rimangono le collisioni con le navi e l’intrappolamento nelle reti da pesca. Questi incidenti vanificano in gran parte gli sforzi di conservazione e i lenti progressi demografici.
Su questo fronte si è aperto un complesso conflitto di interessi. La necessità di implementare regole più stringenti per la navigazione e la pesca, al fine di proteggere le rotte migratorie e le aree di riproduzione dei cetacei, si scontra con le pressioni del settore della pesca commerciale.
Questo scontro ha portato a una decisione controversa e preoccupante: le principali norme federali statunitensi a protezione della specie sono state sospese e la loro revisione è stata posticipata fino al 2028. Di fatto, questo lascia le balene più vulnerabili proprio nel momento in cui servirebbe un’azione più decisa. La notizia dei nuovi cuccioli è quindi una luce di speranza in un quadro che resta estremamente critico e che richiederà un impegno politico e sociale ben maggiore per evitarne l’estinzione.























