Benfica, la leggenda Eusebio entra nella Hall of Fame

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Cronache Mercato
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Scatto da velocista, dribbling agile e un destro esplosivo hanno definito Eusébio da Silva Ferreira. Nato nel 1942 a Lourenço Marques, nel Mozambico coloniale, è cresciuto nel povero quartiere di Mafalala, sognando il calcio con un pallone di stracci.

Dopo aver segnato 77 gol in 42 partite con lo Sporting di Lourenço Marques, il suo talento ha attirato i due grandi club di Lisbona. Nonostante il legame con lo Sporting, il Benfica si è mosso con più astuzia, organizzando un trasferimento segreto nel dicembre 1960.

Il giovane diciottenne è stato tenuto nascosto in un albergo per attendere che la contesa tra i club si placasse, un episodio che molti hanno definito un “rapimento”. La scelta decisiva è stata quella della madre Elisa, che ha preferito il contratto da professionista offerto dal Benfica. Il tecnico Béla Guttmann ha capito subito il valore del nuovo arrivato: “È oro”, ha affermato dopo averlo visto giocare.

Il suo esordio internazionale è avvenuto in un torneo a Parigi contro il Santos di Pelé. Entrato sullo 0-4, ha realizzato una tripletta che, pur non ribaltando la sconfitta per 6-3, ha mostrato al mondo la nascita di una nuova stella, la “Pantera Nera”.

La consacrazione definitiva è arrivata il 2 maggio 1962 nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid di Di Stéfano e Puskás. Sotto per 3-2, il Benfica ha pareggiato prima che il giovane portoghese decidesse la partita con una doppietta, fissando il risultato sul 5-3 e consegnando al club la sua seconda coppa consecutiva.

Ha disputato altre tre finali di Coppa dei Campioni, perdendole contro Milan, Inter e Manchester United. Nonostante la sconfitta contro i nerazzurri nel 1965, in quell’anno ha vinto il Pallone d’Oro, diventando il primo calciatore di pelle nera a ricevere il prestigioso riconoscimento.

Con la maglia del Benfica, indossata per 15 anni, ha segnato 482 gol in 450 partite ufficiali, conquistando 11 campionati, 5 Coppe di Portogallo e due Scarpe d’Oro europee. Il Mondiale del 1966 in Inghilterra ha rappresentato l’apice della sua carriera con la nazionale.

Ha trascinato il Portogallo, alla sua prima partecipazione, fino alla semifinale, segnando 9 gol in 6 partite e laureandosi capocannoniere del torneo. Indimenticabile è stata la partita contro la Corea del Nord, dove ha segnato quattro gol ribaltando un risultato da 0-3 a 5-3. Il Portogallo ha poi perso la semifinale contro i padroni di casa inglesi, ma ha concluso con uno storico terzo posto.

La Serie A lo ha corteggiato a lungo. L’Inter di Angelo Moratti è stata vicinissima a ingaggiarlo, ma la chiusura delle frontiere agli stranieri dopo il Mondiale del ’66 ha fatto saltare l’operazione. “Avrei potuto comprare mezza Lisbona”, ha poi scherzato il campione ricordando l’offerta nerazzurra.

Dopo aver lasciato il Benfica nel 1975, ha concluso la sua carriera in Nord America, vincendo il titolo NASL con i Toronto Metros-Croatia. Tornato in Portogallo, è diventato ambasciatore del club che lo ha reso grande. Alla sua morte, il 5 gennaio 2014, le sue spoglie sono state trasferite nel Pantheon nazionale, a testimonianza del suo status di eroe.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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