Stavo ascoltando del jazz su YouTube, cercando un momento di bellezza, e invece mi è arrivata una pubblicità: un influencer sorride tra bancarelle piene di frutta, ristoranti affollati, piatti fumanti. Gaza, secondo il Ministero degli Esteri israeliano, è una località turistica. Un’oasi di benessere, una cartolina.
Questi video non sono semplici spot, sono operazioni di propaganda, e mi ricordano un passato che pensavo sepolto: il Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda, di Joseph Goebbels, che nel 1933, mostrava una Germania ordinata e prospera mentre deportava milioni di persone.
La menzogna era ed è sistematica, la narrazione chirurgica, la realtà occultata.
Oggi, con altri mezzi, si tenta la stessa operazione, si spaccia normalità dove l’ONU parla di carestia, si mostra abbondanza dove i bambini cercano cibo tra le macerie, si costruisce una realtà parallela, patinata, mentre la verità muore sotto le bombe.
Questa non è comunicazione, è manipolazione, è guerra psicologica, è il vigliacco tentativo di anestetizzare la coscienza globale, di rendere digeribile l’osceno.
Se la verità è la prima vittima della guerra, allora questi video sono il suo funerale in diretta, e noi, spettatori distratti, non possiamo più fare finta di niente.