Oliver Bierhoff, intervenuto al Festival dello Sport di Trento, ha offerto una lucida e critica analisi dello stato attuale del calcio italiano, che ha definito “fermo agli anni Novanta”. Secondo l’ex centravanti, vincitore di uno scudetto con il Milan nel 1999, è necessario un cambiamento radicale per tornare ai vertici del calcio europeo.
“Mi sembra che il calcio italiano sia rimasto su una vecchia strada, bisogna evolversi mantenendo la propria identità”, ha dichiarato Bierhoff. Ha utilizzato una metafora culinaria per spiegare il suo punto di vista: come la cucina italiana ha dovuto confrontarsi con nuove tendenze globali, così il calcio deve aprirsi a nuove metodologie di allenamento e gestione, superando un’impostazione ormai datata. Il problema principale, secondo lui, è la mancanza di talenti di livello mondiale: “Una volta in Germania arrivavano Baggio, Pirlo, Cannavaro. Adesso non vedo giocatori italiani o tedeschi con un ruolo da protagonista in un grande club europeo”.
Bierhoff ha portato come esempio il percorso della Germania. Dopo l’Europeo del 2000, la federazione tedesca ha avviato una profonda rivoluzione durata un decennio, investendo nella formazione degli allenatori e nelle infrastrutture. “Nel 2010 i nostri giocatori erano diversi: tecnici, brillanti. È servita pazienza e convinzione, ma i risultati si sono visti con la vittoria del Mondiale nel 2014. Spesso devi arrivare al fondo per trovare la forza di risalire, e l’Italia mi sembra ci sia arrivata più volte”.
Un pensiero è andato anche a Paolo Maldini e al suo breve tentativo di entrare nei quadri federali. “Abbiamo parlato spesso, tifavo per lui. Vedevo grinta e idee chiare, ma per avviare una rivoluzione devi sentire un sistema disposto a seguirti, anche prendendo decisioni che possono fare male. Evidentemente, lui non ha sentito questo supporto”.
L’ex attaccante della nazionale tedesca ha ripercorso anche la sua carriera italiana, iniziata ad Ascoli sotto la presidenza di Costantino Rozzi e proseguita con successo a Udine, prima dell’approdo al Milan. Ha ricordato lo scudetto del 1999, vinto grazie alla fame di un gruppo di “senatori” come Maldini, Albertini e Costacurta, e alla gestione di Adriano Galliani, che ha definito “un grande appassionato”.
Infine, uno sguardo sul presente. Bierhoff ha ammesso che la Serie A dovrebbe ambire a essere il secondo campionato d’Europa, ma la distanza con la Premier League inglese rimane notevole. Sul Milan attuale ha commentato: “Un giocatore solo non basta, la squadra deve essere rafforzata per supportare il centravanti. Al Milan, come a tutte le squadre italiane, mancano i grandi personaggi e i giocatori di qualità mondiale che c’erano un tempo”.







