Bioplastiche: Antitrust multa Eni per monopolio

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Monopolio bioplastica
Monopolio bioplastica

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto una sanzione di circa 32 milioni di euro a Novamont e, in solido, alla sua controllante Eni. L’accusa è di abuso di posizione dominante nel mercato nazionale delle bioplastiche, in particolare quelle usate per i sacchetti della spesa.

Tutto ha avuto inizio nel 2023, quando Eni, attraverso la sua società chimica Versalis, ha completato l’acquisizione di Novamont, uno dei principali produttori italiani di plastiche biodegradabili come il Mater-Bi. Con questa operazione, il colosso energetico ha di fatto costituito una posizione di quasi monopolio nel mercato degli shopper e dei sacchetti ultraleggeri che milioni di consumatori utilizzano quotidianamente.

L’indagine dell’Antitrust ha portato alla luce una strategia commerciale volta a escludere i concorrenti. Novamont ha imposto clausole di approvvigionamento esclusivo ai trasformatori, ovvero le aziende che producono i sacchetti finiti. In questo modo, ha blindato il mercato a favore del proprio prodotto a marchio Mater-Bi, rafforzando la sua posizione con accordi stringenti anche con la grande distribuzione.

Questa politica commerciale ha permesso a Novamont di conquistare una quota superiore al 50% nel mercato degli shopper e oltre il 70% in quello dei sacchetti ultraleggeri. Secondo l’AGCM, tale condotta ha impedito lo sviluppo di una sana concorrenza, danneggiando non solo il mercato ma anche l’ambiente.

Nelle motivazioni della sentenza, l’Autorità ha sottolineato come una leale competizione nel settore delle bioplastiche sia fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati a livello europeo e nazionale. Un mercato aperto favorirebbe infatti l’emergere di materiali alternativi più efficienti, economici e di qualità superiore, accelerando l’innovazione ecologica.

Lo scenario creato da Novamont ha quindi generato un doppio spreco. Da un lato, ha disincentivato la ricerca di nuove soluzioni ancora meno inquinanti; dall’altro, ha imposto condizioni che i rivenditori hanno scaricato sui consumatori finali, costretti a pagare prezzi spesso ingiustificati per i sacchetti biodegradabili.

Da parte sua, Eni ha provato a difendersi evocando la “specificità del settore”, che richiederebbe continui investimenti in ricerca e sviluppo. Una giustificazione che, secondo l’Antitrust, non legittima in alcun modo la creazione di una posizione dominante a scapito dei consumatori, della concorrenza e del progresso ambientale.

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