Bologna: l’orto scolastico contro il bullismo

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Educazione ambientale
Educazione ambientale

In diverse scuole italiane è stata introdotta una significativa innovazione pedagogica per gestire i comportamenti scorretti degli studenti. Invece della tradizionale sospensione, che spesso si rivela inefficace, gli alunni coinvolti in episodi di bullismo o altre infrazioni vengono indirizzati verso attività pratiche e costruttive: la cura dell’orto didattico.

Un esempio emblematico arriva da Bologna, presso l’istituto Rosa Luxemburg, un complesso che accoglie circa 900 studenti tra licei e istituti tecnici. Qui, la dirigenza ha deciso di trasformare la sanzione in un gesto civico. Gli studenti che si sono resi protagonisti di cattiva condotta, anziché essere allontanati dalla comunità scolastica, sono stati invitati a lavorare la terra. L’obiettivo non è puramente punitivo, ma mira a stimolare la riflessione e a responsabilizzare i giovani attraverso un impegno concreto e collaborativo, a contatto con la natura.

L’iniziativa non è isolata. Un approccio simile è stato adottato anche a Milano, all’ITSOS Albe Steiner, dove il dirigente scolastico ha formalizzato la possibilità di convertire le sanzioni in lavori manuali all’interno degli spazi verdi dell’istituto. La filosofia alla base di queste scelte è chiara e condivisa: l’allontanamento temporaneo dalla scuola spesso non affronta le radici del comportamento, rischiando di essere vissuto come una breve vacanza.

Il lavoro nell’orto, al contrario, rappresenta una forma di giustizia riparativa. Costringe lo studente a confrontarsi con un compito tangibile, che richiede pazienza, costanza e cooperazione. Prendersi cura di esseri viventi come le piante insegna il valore della dedizione e mostra le conseguenze dirette delle proprie azioni, o della propria negligenza. È un’attività che promuove l’inclusione e il lavoro di squadra, valori antitetici all’aggressività e all’isolamento.

Oltre all’aspetto disciplinare, questo modello integra una potente componente di educazione ambientale. Gli alunni imparano sul campo i cicli delle stagioni, i principi della coltivazione biologica e l’importanza della biodiversità. Scoprono da dove proviene il cibo e quanta fatica sia necessaria per produrlo, sviluppando un maggiore rispetto per le risorse naturali e per il lavoro altrui. L’orto diventa così un’aula a cielo aperto, un vero e proprio laboratorio di sostenibilità e cittadinanza attiva.

Questa pratica educativa si sta dimostrando un’alternativa valida e profondamente formativa. Invece di escludere, include. Invece di punire passivamente, educa attivamente. L’impegno fisico nel giardinaggio non solo canalizza le energie in modo positivo, ma offre anche ai ragazzi un’opportunità di vedere i frutti concreti del proprio sforzo, contribuendo al benessere dell’intera comunità scolastica.

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