Sempre più amministrazioni locali in Italia hanno scelto di promuovere l’utilizzo dei pannolini lavabili attraverso incentivi economici. L’iniziativa persegue un duplice obiettivo: ridurre la produzione di rifiuti difficili da smaltire e offrire un sostegno concreto al bilancio delle famiglie, specialmente quelle a basso reddito, alle prese con le spese per la prima infanzia.
Nel Nord Italia, l’adesione è significativa. Il Comune di Bolzano, ad esempio, ha previsto un rimborso del 50% sulla spesa sostenuta, fino a un massimo di 120 euro per bambino. A Brescia e in diversi comuni della provincia, come Coccaglio, è stato erogato un contributo da 75 euro per l’acquisto di un kit. La città lombarda è anche diventata sede di un’azienda specializzata nella produzione Made in Italy di questi prodotti.
La provincia di Gorizia si distingue per un approccio innovativo: ai neo-genitori viene fornito un set di pannolini in comodato d’uso gratuito. Chi decide di proseguire con questa scelta potrà poi ricevere un contributo fino a 250 euro. Un’ulteriore iniziativa è la “pannolinoteca”, un servizio che permette di noleggiare gratuitamente i kit per un mese prima di decidere l’acquisto.
Anche in Veneto e Piemonte sono state attivate misure simili. A Peschiera del Garda è stato stanziato un contributo che copre l’80% della spesa, fino a 200 euro annui, erogato fino a esaurimento fondi. Nella provincia di Torino, numerosi comuni (tra cui Moncalieri, Nichelino e Rivalta Torinese) offrono un rimborso del 50%, con un tetto di 100 euro per bambino. Altri esempi virtuosi in Friuli-Venezia Giulia si trovano ad Amaro, con aiuti variabili in base all’età, e in Trentino, dove il comune di Trento e quello di Ortisei hanno stanziato fondi per agevolare le famiglie con figli fino a tre anni.
Spostandosi verso il centro, il comune di Carpi, in Emilia-Romagna, ha già erogato in passato contributi fino a 150 euro sotto forma di sgravi sulla tassa sui rifiuti (TARI), un modello seguito anche da Modena. A Schio l’incentivo copre circa il 50% del costo, mentre a Terni, in Umbria, è possibile ottenere un rimborso del 50% sul prezzo del kit, fino a un massimo di 50 euro, per famiglie con bambini fino a 24 mesi.
Anche il Sud Italia inizia a muoversi in questa direzione. Il comune di Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina, si è distinto per essere stato tra i primi in Sicilia a introdurre un bonus per il rimborso parziale dell’acquisto, richiedendo la presentazione dello scontrino o della fattura.
Per orientarsi in questo panorama, l’associazione NonSoloCiprà ha creato sul proprio sito una mappatura delle iniziative. Sebbene sia consigliabile verificare i dettagli dei bandi presso il proprio comune di residenza, questa risorsa rappresenta un ottimo punto di partenza per chi vuole compiere una scelta più sostenibile.


















