Buffon esalta Gattuso: ‘Come Lippi, ti butti nel fuoco’

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Cronache sport calcio
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Gianluigi Buffon ha espresso un forte sostegno a Rino Gattuso, definendolo l’uomo giusto per diverse situazioni complesse. L’ex portiere ha ricordato il suo ruolo nella scelta del tecnico per la Nazionale: “L’ho suggerito in maniera calda, non l’ho scelto. Sapevo che avrebbe creato empatia e senso di appartenenza, era il ct perfetto per quel nostro momento”.

Secondo Buffon, Gattuso ha una dote rara nel calcio moderno, paragonabile a quella di un grande maestro. “In Rino rivedo Lippi nella gestione del gruppo e nel fare esprimere vitalità a ogni giocatore. Tutti sanno che i calciatori si sarebbero buttati nel fuoco per lui come facevano per Marcello. La differenza la fa il rapporto che crei”. L’ex portiere ha anche descritto l’amico come un lavoratore instancabile: “La sua dote era l’umiltà, con quella è diventato un grande. Era il compagno di classe non geniale che impegnandosi a mille otteneva ottimi voti”.

L’analisi si è poi spostata sulla nuova avventura alla Lazio, dove l’impatto del tecnico è stato immediato. “La Lazio è una squadra rinvigorita. Si vede che dal suo arrivo è successo qualcosa, lui e il suo staff hanno trovato le parole giuste”, ha affermato Buffon. “Ora la squadra ci crede, ha coraggio e idee. Se ad agosto era da nono posto, arrivare tra le prime sei sarebbe un grandissimo risultato”.

Buffon ha anche difeso Gattuso dalle critiche per la mancata qualificazione al Mondiale. “Contro la Bosnia, in dieci uomini per 80 minuti, dopo aver sbagliato tre gol e con un’espulsione non vista, si può davvero parlare di disastro? Fosse finita 1-0 avrebbero parlato di cuore e difesa. Il giudizio cambia troppo in base a un rigore”.

Inevitabile un passaggio sulla Juventus e sul recente sfogo del capitano Bremer. “L’ho fatto anch’io e sempre d’istinto. Capisco il suo sfogo”, ha commentato. “Quando si parla, però, devi sempre essere nella posizione di quello che dà di più e può permettersi certe stoccate, mettendoti in discussione per primo”.

Sulla crisi generale della squadra bianconera, l’ex capitano ha offerto una visione più ampia, criticando la gestione societaria. “Non sarà la Juve più forte, ma mancano giocatori chiave. La speranza è nel continuare il lavoro di Spalletti. Se cambi cinque allenatori in quattro anni, il problema non può essere sempre e solo l’allenatore”.

Infine, interrogato sul proprio futuro, Buffon ha escluso un ruolo da presidente federale, confermando la sua vocazione per il campo. “Mi sento naturalmente più portato per dedicarmi all’area tecnica che a un ruolo nella politica sportiva. Nella vita ho imparato a parare parecchio, ma non i colpi della politica”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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