Greenpeace Italia ha espresso forte preoccupazione per le risposte che il governo italiano potrebbe adottare di fronte all’aumento dei prezzi energetici, aggravato dal conflitto in Iran. L’organizzazione teme il ricorso a provvedimenti emergenziali che, ancora una volta, graverebbero sulla collettività, continuando a favorire il modello basato sui combustibili fossili.
L’escalation bellica ha dimostrato, secondo l’associazione, l’urgenza per l’Italia di liberarsi dalla dipendenza da petrolio e gas. L’unica via per garantire la stabilità energetica e contrastare la crisi climatica consisterebbe in una decisa e convinta transizione verso le fonti rinnovabili.
Da mesi, Greenpeace propone una strada alternativa per affrontare l’emergenza economica e sociale: tassare gli extraprofitti dei settori fossile e militare. La misura andrebbe a colpire le aziende che stanno traendo vantaggio economico dai conflitti globali, a danno delle persone e del pianeta.
L’organizzazione ambientalista ha calcolato che un’imposta sugli utili eccezionali realizzati in Italia dai comparti difesa e oil & gas potrebbe generare un gettito fino a 4,5 miliardi di euro. Queste risorse potrebbero essere destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e di un apposito fondo per la transizione climatica.
Il fondo servirebbe anche a prevenire il dissesto idrogeologico e a bilanciare gli effetti sociali devastanti delle guerre. Il messaggio è che l’esecutivo dovrebbe prelevare le risorse da chi accumula ricchezza a scapito della comunità e dell’ambiente.
La grave escalation bellica degli ultimi anni sta causando milioni di vittime civili e destabilizzando l’ordine mondiale. A beneficiare di questa situazione sono state principalmente l’industria militare e quella dei combustibili. Dal 2021 al 2024, gli utili netti delle prime 15 aziende italiane del settore bellico sono quasi raddoppiati, registrando un aumento del 97%.
Le previsioni per i prossimi anni indicano una redditività ancora maggiore per il comparto. I risultati preliminari di Leonardo, colosso delle armi, hanno confermato il trend di crescita, con ordini per 23,8 miliardi di euro (+14,5%) e ricavi a 19,5 miliardi (+11%).
Per quanto riguarda il settore energetico, solo nel 2022 i guadagni delle cinque maggiori compagnie petrolifere sono aumentati del 125% rispetto all’anno precedente. L’italiana Eni ha chiuso il 2022 con utili per 20,4 miliardi di euro, un risultato che la stessa azienda ha ammesso essere legato alla volatilità dei mercati seguita al conflitto in Ucraina.
Simona Abbate, della campagna Clima e Pace di Greenpeace, ha sottolineato uno schema già visto: “Mentre le persone faticano a pagare bollette e carburante, c’è chi realizza guadagni record”. Studi recenti indicano che l’attacco all’Iran consentirà ingenti guadagni agli esportatori statunitensi di gas naturale liquefatto.
Se la crisi dovesse persistere per almeno un mese, questi operatori potrebbero ottenere ricavi extra per 4 miliardi di dollari, con scenari che arrivano fino a 170 miliardi. “La stabilità del nostro Paese passa per la produzione nazionale di energia pulita, non dalle importazioni di gas dal tiranno di turno”, ha concluso Abbate.



















