CASAPESENNA – Chi occupa la casa confiscata a Salvatore Nobis Scintilla, uomo di fiducia del boss ergastolano Michele Zagaria, deve lasciarla entro fine aprile. Parliamo dell’immobile situato tra via Genova e via Brescia. Una parte della struttura è già diventata un centro di accoglienza minorile, mentre un’altra porzione è ancora occupata da familiari del mafioso.
Il Comune, guidato dal sindaco Giustina Zagaria, attraverso l’ufficio Urbanistica, diretto dall’architetto Eduardo Cotugno, ha disposto che l’edificio venga liberato. Per quale ragione? Innanzitutto perché non è più di proprietà del mafioso, e, altro aspetto, anche questa parte dell’immobile ancora abitata sarà trasformata in un bene sociale, grazie ai finanziamenti che l’Ente ha ottenuto: la destinazione finale del progetto ca concretizzare, però, ci fa sapere l’amministrazione, non è stata ancora decisa. Di certo, con l’ordinanza di sgombero è stato compiuto un passo decisivo per avviare l’operazione di riutilizzo della struttura. Del resto, individuare e confiscare i beni che gli affiliati al clan dei Casalesi hanno accumulato con le loro attività criminali, restituirli alla comunità, dando loro un nuovo scopo sociale, rappresenta un passaggio essenziale nella lotta alla mafia. Senza questo impegno, la battaglia per arginare la criminalità organizzata resterebbe incompleta. Ma sono step che l’autorità giudiziaria non può compiere in solitaria: ha bisogno del supporto delle amministrazioni comunali e delle associazioni, che devono prendersi cura e rivitalizzare quei beni. E il provvedimento adottato dall’Ente di Casapesenna va proprio in questa direzione.
“È fondamentale fare tutto il possibile per evitare che l’immobile confiscato resti inutilizzato. Impedire che si degradi e che venga percepito come un elemento abbandonato è importante”, ha dichiarato il sindaco Giustina Zagaria. “Non farlo avrebbe un effetto negativo nella lotta alla mafia. Ridare vita a queste strutture, invece, credo sia la parte essenziale del contrasto alla criminalità organizzata ed è ciò che proviamo a fare a Casapesenna”.
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