Caserta, il Consiglio di Stato conferma lo scioglimento del Comune per camorra

Provvedimento confermato e vertenza chiusa. Nel mirino dei magistrati gli incarichi assegnati al dirigente Biondi coinvolto in inchieste. I giudici: gruppo Belforte ancora attivo sul territorio.

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Carlo Marino, Massimiliano Marzo ed Emiliano Casale_a
Carlo Marino, Massimiliano Marzo ed Emiliano Casale_a
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Il Consiglio di Stato mette una pietra tombale sull’amministrazione guidata da Carlo Marino. Con la sentenza 7733 pubblicata ieri, la terza sezione del tribunale amministrativo d’appello ha definitivamente respinti il ricorso presentato dall’ex sindaco (con gli avvocati Lorenzo Lentini e Aristide Police) contro la Prefettura di Caserta, il Ministero dell’Interno e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentati dall’Avvocatura Generale dello Stato), la gestione commissariale del Comune con i commissari Antonella Scolamiero, Daniela Caruso ed Emilio Saverio Buda e Asmel, non costituiti in giudizio, e infine contro l’ex esponente di opposizione Donato Aspromonte (con l’avvocato Luigi Adinolfi), unico fra gli ex consiglieri a essere sceso in campo.

Tra i motivi dell’appello figurava la presunta disgregazione del clan camorristico dei Belforte, che l’ex primo cittadino riteneva comprovata da diverse sentenze passate in giudicato, contestando inoltre l’utilizzo da parte del Tar di un’informativa di polizia successiva ai fatti e non inclusa negli atti originari. I giudici amministrativi hanno tuttavia ritenuto che le relazioni degli organi di polizia documentino la persistente operatività sul territorio casertano di gruppi criminali riconducibili ai Belforte e ad altre consorterie. Questo nonostante la Dda abbia notato che non emergono elementi per “documentare che le operazioni sono state inquinate da un voto di scambio politico-mafioso”.

Sta di fatto, notano i giudici, che emerge “l’appoggio offerto dalla famiglia Rondinone, vicina al clan Belforte”, al candidato Emiliano Casale, poi eletto e nominato assessore. La relazione ministeriale, inoltre, richiama ampiamente anche i legami con il clan dei Casalesi, in particolare per quanto riguarda l’affidamento dei lavori per il collegamento viario e la gestione dei parcheggi cittadini, ambiti per i quali non è stata sostenuta alcuna dissoluzione del gruppo criminale.

A propria difesa, Marino aveva citato le motivazioni del Tribunale del Riesame che aveva annullato l’ordinanza cautelare a carico dell’ex assessore Massimiliano Marzo, coinvolto nell’inchiesta sulla presunta corruzione elettorale e per il quale la Procura ha chiesto la condanna nel processo con rito abbreviato. Secondo la difesa, dal provvedimento del Riesame non emergerebbero elementi sufficienti sul presunto scambio elettorale con la criminalità organizzata, vicenda che vede coinvolto anche l’ex vicesindaco Casale per aver promesso vantaggi ad imprese contigue alla camorra in cambio di sostegno elettorale. Tuttavia, per il Consiglio di Stato queste circostanze contribuiscono a sostenere il quadro di condizionamento dell’amministrazione, senza che occorra una preventiva e definitiva conferma in sede penale per ogni singolo elemento presuntivo.

Un altro snodo centrale della sentenza riguarda la figura di Francesco Biondi, dirigente comunale coinvolto in procedimenti penali sulla gestione del verde pubblico e sulla vicenda del parcheggio di via San Carlo, opera realizzata da imprese ritenute vicine ai Casalesi.
Nonostante il coinvolgimento in inchieste per reati di estrema gravità, il ruolo di Biondi nell’apparato comunale non è stato ridimensionato, continuando anzi a ricevere incarichi in settori strategici. I magistrati hanno giudicato tardive le successive misure di self cleaning e la rimodulazione delle mansioni, così come l’azzeramento della giunta disposto solo a seguito dell’emersione pubblica delle indagini sulla corruzione.

La sentenza ripercorre poi la vicenda della società Edil Idea, impegnata nei lavori dell’asse viario di via Carcas, caratterizzata dal mancato aggiornamento della documentazione antimafia dopo l’ingresso nella compagine societaria di Cipriano Licenza, figlio di Luciano Licenza, ritenuto contiguo al clan dei Casalesi. Secondo la Guardia di Finanza, Marino era a conoscenza dell’assetto societario: l’impresa aveva eseguito interventi legati al Superbonus proprio nel condominio di residenza dell’ex sindaco, figura indicata come committente e responsabile dei lavori.

Gravi criticità sono state riscontrate anche nella gestione dei servizi socio-assistenziali, caratterizzata da affidamenti diretti e proroghe contrattuali reiterati in violazione delle norme di settore, giustificati con l’attesa di nuove gare in realtà mai avviate. Emerge la figura dell’ex assessore Maria Giovanna Sparago, indagata dalla Dda di Napoli per aver favorito il conferimento di incarichi professionali da parte di una cooperativa riconducibile a Sofia Flauto in cambio dell’affidamento dei servizi sociali. Le proroghe firmate dal dirigente Biondi si sono protratte fino al maggio 2023, a fronte di una nuova gara indetta soltanto nel marzo 2024.

Infine, il Consiglio di Stato ha confermato le valutazioni del Tar relative alla gestione dei parcheggi cittadini di via IV Novembre, dell’ex Caserma Pollio e di via San Carlo. Le argomentazioni difensive fondate sull’assenza di interdittive antimafia per la società Adeka e su precedenti pronunce favorevoli per l’ex Caserma Pollio non sono state ritenute sufficienti, in quanto prive di un’analisi complessiva che integrasse anche la vicenda di via San Carlo e il ruolo centrale mantenuto dal dirigente Biondi fino all’ottobre 2024.

Amministratrice della Adeka è Katia Cicatiello (incensurata), figlia di Biagio Dresia, (incensurato, defunto): la Cicatiello è solo cugina di Luigi Belvedere, arrestato per traffico di stupefacenti in Colombia, il quale non avrebbe quindi alcun collegamento con i gestori del Parcheggio Pollio. Le contestazioni sui parcheggi, però, riguardano anche la struttura di via San Carlo. E’ vero che i fatti contestati risalgono al 2008, prima dell’insediamento di Marino, ma il dirigente (Biondi) era lo stesso.

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