Doveva essere l’erede di Salgado al Real Madrid e il nuovo Cafu alla Roma, ma la carriera di Cicinho ha seguito un percorso diverso. L’ex terzino brasiliano, esploso con il San Paolo e la nazionale, ha giocato al Bernabeu dal 2005 al 2007, faticando a trovare spazio. Nell’estate del 2007 ha accettato il trasferimento alla Roma, dove il suo rendimento è stato caratterizzato da alti e bassi, nonostante l’accoglienza entusiasta.
L’ex calciatore ha rivelato di aver combattuto contro depressione e alcolismo. «Il periodo alla Roma è stato cruciale perché lì ho conosciuto mia moglie Marry», ha raccontato Cicinho. «Grazie a lei ho scoperto di soffrire di una dipendenza che ha influito molto sulla mia carriera».
Ha descritto un periodo buio, fatto di isolamento e consumo smodato di alcol. «Bevevo senza sosta, non mi chiedevo se fosse giusto o sbagliato. Già a 13 anni ho iniziato a bere», ha confessato. Il suo focus era su feste e beni di lusso, lontano dal comprendere il valore della vita.
Oggi Cicinho è un uomo nuovo e lavora come commentatore televisivo in Brasile. «Sono tornato a vivere a San Paolo e mi godo le piccole cose. Posso dire di essere guarito», ha affermato, esprimendo dispiacere per non aver rispettato le attese dei tifosi giallorossi, per i quali prova ancora enorme affetto.
«Avrei voluto dare di più, ma credo abbiano capito il perché», ha aggiunto. Un ringraziamento speciale è andato a Bruno Conti, che durante la sua permanenza nella capitale ha provato a rimetterlo sulla giusta strada, offrendogli un aiuto prezioso.
In vista di una possibile sfida tra le sue ex squadre, Real Madrid e Roma, ha definito i Blancos favoriti in Champions League. Ha però sottolineato l’ottimo momento dei giallorossi, che a suo dire non giocavano così bene dai tempi del primo Spalletti. Per battere le stelle del Real, ha suggerito di ispirarsi alla Spagna del Mondiale, capace di neutralizzare i grandi talenti con un gioco di squadra intelligente.
Cicinho ha espresso grande ammirazione anche per Gian Piero Gasperini. «Mi sarebbe piaciuto essere allenato da lui, sarei stato perfetto per il suo modo di usare gli esterni». Riguardo alla maglia numero 10 della Roma, ha affermato che la darebbe a Paulo Dybala, poiché «un altro Totti non nascerà mai».
Infine, ha consigliato al giovane talento Endrick di scegliere la Roma, ritenendo Gasperini l’allenatore ideale per lui. Riflettendo sul suo percorso, ha concluso: «Se non avessi passato tutto questo, non sarei l’uomo che sono oggi. Ho realizzato il sogno di giocare per San Paolo, Brasile, Real Madrid e Roma. Non è andata male».


