La Cina ha condiviso con gli Stati Uniti un primato allarmante: uno spreco di cibo che ha raggiunto il 27% della produzione nazionale, equivalente a oltre 350 milioni di tonnellate. Un dato che, da solo, ha sollevato preoccupazioni a livello globale.
Il punto più critico del problema risiedeva nella filiera produttiva. Circa il 45% di questo enorme spreco si è verificato nelle fasi successive alla raccolta e durante la conservazione dei prodotti. Poiché la Cina, con appena il 7% dei terreni coltivabili del mondo, nutre il 19% della popolazione globale, una tale inefficienza ha messo a rischio la sicurezza alimentare dell’intero pianeta.
Anche una minima perdita post-raccolto si è tradotta in milioni di tonnellate di alimenti non disponibili sul mercato. Questa pressione sull’offerta globale ha causato un immediato aumento dei prezzi al consumo. Quando la Cina, per esempio, ha aumentato i suoi acquisti di grano o mais sui mercati internazionali per compensare le perdite, i prezzi sono schizzati verso l’alto, rendendo più difficile per le nazioni più povere l’approvvigionamento e aggravando fame e insicurezza in diverse aree del mondo.
Di fronte a questo scenario, il governo cinese ha lanciato un piano ambizioso con l’obiettivo di ridurre lo spreco al 17% entro il 2030. Per affrontare le perdite nella fase post-raccolta, sono stati realizzati massicci investimenti in infrastrutture. Sono sorti magazzini refrigerati vicino alle aree agricole, centri specializzati per la pulizia e il trattamento del grano e sono state adottate moderne torri di essiccazione per minimizzare la formazione di muffe e il deterioramento delle derrate.
Parallelamente, sono stati introdotti interventi ancora più incisivi per ridurre lo spreco a valle della filiera, ovvero al momento del consumo. Dal 2021 è entrata in vigore una legge nazionale che punisce severamente chi butta il cibo a tavola.
La normativa prevede multe per i ristoranti che promuovono ordini eccessivi e per i clienti che lasciano troppi avanzi. I ristoratori sono stati autorizzati a far pagare il cibo non consumato lasciato nel piatto. A queste misure si è affiancata la campagna “Piatto Pulito”, un’iniziativa governativa che ha invitato cittadini e ristoratori a consumare interamente quanto ordinato.
Le nuove disposizioni hanno interessato soprattutto il settore della ristorazione e del catering, dove si concentrava la maggior parte degli sprechi. Ai locali è stato consigliato di suggerire ai clienti di ordinare un numero di portate inferiore a quello dei commensali, di offrire porzioni più piccole o condivisibili, e sono stati intensificati i controlli su banchetti e cene ufficiali, un tempo noti per la loro abbondanza.



















