Circolazione atlantica: collasso porterà gelo in Europa

38
Circolazione atlantica
Circolazione atlantica

Un nuovo rapporto commissionato dal Consiglio dei Ministri Nordici ha lanciato un allarme sulle conseguenze di un potenziale collasso della Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), un vasto sistema di correnti oceaniche. Lo studio, curato dall’Istituto Meteorologico Finlandese, definisce questo scenario una grave minaccia per la sicurezza e la stabilità dei Paesi della regione.

La Circolazione Atlantica, che include la più nota Corrente del Golfo, agisce come un gigantesco nastro trasportatore di calore. Trasporta le acque calde tropicali verso il Nord Europa, garantendo a nazioni come Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Islanda, ma anche a Regno Unito e Irlanda, un clima molto più mite di quanto la loro latitudine suggerirebbe.

Da anni, gli scienziati hanno osservato che il cambiamento climatico, alimentato dalle emissioni di gas serra, sta indebolendo questo sistema cruciale. Lo scioglimento dei ghiacci polari immette acqua dolce e meno densa nell’oceano, ostacolando il meccanismo di “ribaltamento” delle correnti che ne è alla base. Il rapporto avverte che un ulteriore riscaldamento globale aumenta la probabilità di un arresto completo e improvviso.

Le ripercussioni di un simile evento sarebbero catastrofiche. Paradossalmente, mentre il resto del mondo continuerebbe a surriscaldarsi, il Nord Europa subirebbe un drastico raffreddamento, con temperature che potrebbero scendere fino a -50 °C a Oslo. I porti principali potrebbero congelare, paralizzando commercio e trasporti.

Gli impatti non si fermerebbero al clima. Il rapporto prevede un collasso degli stock ittici, con la distruzione del settore della pesca, e gravi perturbazioni per l’agricoltura. A questo si aggiungerebbe un innalzamento del livello del mare di quasi 50 centimetri lungo le coste europee, aggravando gli effetti già in corso.

Le conseguenze avrebbero una portata globale. L’interruzione della ridistribuzione del calore planetario potrebbe alterare i modelli delle precipitazioni, spostando verso sud la fascia delle piogge tropicali e causando siccità in regioni vitali come il Sahel africano e l’India.

Sebbene i tempi esatti del collasso rimangano incerti, gli esperti sottolineano la necessità di un approccio precauzionale. Ogni frazione di grado di riscaldamento aggiuntivo e ogni anno trascorso sopra la soglia di 1,5 °C aumentano il rischio. Anche uno scenario di collasso in un mondo più caldo (3-4 °C) comporterebbe comunque effetti devastanti, come l’aumento accelerato del livello dei mari.

Per questo, il documento esorta i governi ad agire con urgenza. Le raccomandazioni chiave includono un rapido abbandono dei combustibili fossili (petrolio, carbone e gas) e il raggiungimento di obiettivi di emissioni nette negative. Viene inoltre sollecitata la creazione di un sistema di allerta precoce per monitorare lo stato di salute della circolazione e informare le decisioni politiche.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome