Como batte il Manchester United e insegna a spendere

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Cronache Mercato
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Un’Europa League vinta in tredici anni al prezzo di circa 2,6 miliardi di euro. Una qualificazione in Champions League ottenuta al debutto, dopo cinque sessioni di mercato e un investimento di circa 340 milioni. Il calcio ha sempre avuto un debole per l’aritmetica, ma in una recente serata sul lago, l’ha presa in giro. Sotto una pioggia battente, il Como ha infatti impartito una lezione storica al Manchester United.

L’evento è stato memorabile per la portata del risultato, un 4-1 firmato dalla doppietta di Nico Paz e dalle reti di Douvikas e Ramon. Gli inglesi non perdevano sul campo di una squadra italiana dal lontano 2007, in una semifinale di ritorno contro il Milan. Sulla panchina dei Red Devils sedeva ancora Sir Alex Ferguson, che l’anno dopo avrebbe vinto la sua ultima Champions.

Il rovesciamento dell’ordine non è stato solo climatico, ma soprattutto calcistico. Un ribaltamento che sorprende ormai soltanto chi continua a leggere il calcio con la lente del portafoglio. Per comprendere la situazione, è necessario rimettere in fila i numeri. Dall’estate del 2013, dopo l’addio di Sir Alex, lo United ha riversato sul mercato somme da bilancio statale, superando i 2,6 miliardi di euro.

Il ricavo, in termini di trofei importanti, è stata una sola Europa League, vinta nel 2017 sotto la guida di José Mourinho. Di Premier League, nemmeno l’ombra. Analizzare questi dati fa quasi sorridere, considerando i rendimenti di acquisti come Pogba, Antony, Maguire o Sancho. Nella storia recente del calcio, nessuno ha speso di più e vinto di meno.

Dall’altra parte si è presentato il Como, un club che fino a pochi anni fa militava nelle categorie minori. Da quando Cesc Fabregas siede in panchina, la società ha investito circa 340 milioni di euro in quattro sessioni di mercato. Non si tratta di un club austero, dato il passivo di 105 milioni nel bilancio 2024-25 e il supporto della facoltosa famiglia Hartono.

La differenza fondamentale risiede nel “come” sono stati spesi i soldi. Il Como ha costruito una squadra a immagine e somiglianza di una filosofia calcistica precisa e contemporanea. Fabregas non è un semplice tecnico, ma un manager che guida il mercato in prima persona, simile ai modelli inglesi, ed è anche un piccolo azionista del club.

Gli acquisti hanno una fisionomia riconoscibile: giovani talenti con un’attitudine che dialoga con l’idea di gioco del tecnico. Giocatori come Jesus Rodriguez, Baturina, Diao e Ramon ne sono l’esempio. Su tutti spicca Nico Paz, arrivato per 6 milioni e ora valutato dieci volte tanto, diventato il perno di un intero sistema. Questo è ciò che si definisce un “progetto”.

Lo United, al contrario, ha accumulato nomi. Da Moyes a Carrick sono passati sette allenatori, ciascuno con la propria lista della spesa, lasciata orfana all’arrivo del successore. Ne è uscita una rosa simile a un museo, con un conto ancora aperto: a fine marzo 2026 il club doveva ancora 405 milioni di rate per vecchi acquisti.

La lezione emersa da quella umida serata sul lago è che il denaro è una condizione, non una strategia. Chi ha un progetto lo trasforma in una squadra vincente; chi non ce l’ha, lo converte in rate da pagare e rimpianti a bilancio. La lucidità di Fabregas a fine gara, nel riconoscere il lungo cammino ancora da percorrere, è il sigillo di chi ha una rotta chiara. I Red Devils, invece, da tredici anni vagano senza una meta.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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