Cremonese, Giampaolo si racconta: “Il mio calcio ideale”

78
Cronache Mercato
Cronache Mercato

Marco Giampaolo ha intrapreso una nuova avventura sulla panchina della Cremonese, ripartendo dalla Serie B. L’allenatore si è raccontato in una recente intervista, offrendo una visione approfondita del suo pensiero e delle sue ambizioni, delineando un percorso che unisce lezioni passate e obiettivi futuri.

Ha chiarito l’origine del soprannome “Maestro”, legato alla sua inclinazione per un approccio didattico e alla volontà di dare un senso collettivo al gioco. Per lui, la vera soddisfazione non risiede nel raggiungimento di un traguardo, ma nel percorso stesso, nel vedere la propria idea di calcio prendere forma sul campo. Ha sottolineato come il brivido dell’allenamento sia il motore della sua passione, un elemento senza il quale sceglierebbe di fermarsi.

Ripercorrendo le tappe della sua carriera, ha affrontato il periodo al Milan, definito come uno dei club più prestigiosi al mondo nonostante la fine dell’era Berlusconi. Secondo il tecnico, una comunicazione diversa avrebbe potuto gestire meglio le numerose difficoltà di quel momento, come una squadra costruita in ritardo.

Ha poi ricordato l’esperienza alla Sampdoria, dove la sua ricerca della perfezione ha toccato uno dei punti più alti, con una squadra che ha descritto come “telecomandata”. Ha menzionato un confronto con l’allora presidente Massimo Ferrero, al quale rispose con fermezza dopo la cessione di cinque giocatori chiave. Quella ricerca di un’idea di calcio perfetta, sfiorata anche a Empoli, è una costante che ancora oggi lo guida.

Il calcio si è evoluto e chi ne fa parte deve adeguarsi. Giampaolo ha spiegato di sentirsi cambiato, consapevole delle nuove dinamiche che influenzano il gioco, come il ruolo del portiere, non più solo un pararigori ma un elemento integrato nella costruzione dal basso. Ha raccontato di un’estate dedicata interamente alla programmazione e allo studio, una necessità per non farsi trovare impreparato di fronte alle nuove sfide tattiche e culturali del calcio italiano.

Infine, ha svelato una passione nata circa venticinque anni fa grazie a Giovanni Galeone: quella per i vini di qualità. Ha tracciato un parallelo suggestivo tra la sua ricerca della squadra perfetta e le tante bottiglie perfette che esistono. Per la sua Cremonese, ha usato una metafora enologica: l’obiettivo è creare un’alchimia che unisca l’anima di una squadra “ferita” dalla retrocessione e l’energia dei giovani, per dare vita a un gruppo strutturato come un grande Barolo ed elegante come un Pinot nero francese.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome