Crisi a Hormuz: bloccato il transito del petrolio

18
Crisi energetica
Crisi energetica

Il mercato petrolifero globale è entrato in una fase di profonda turbolenza a seguito del conflitto scoppiato tra Iran, Stati Uniti e Israele. Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), gli eventi hanno innescato la più grave interruzione delle forniture nella storia, con ripercussioni immediate su produzione, domanda e prezzi.

Il fulcro della crisi è il blocco quasi totale dei traffici nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più importanti del pianeta. Prima del conflitto, da qui transitavano circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi; oggi questi flussi sono quasi azzerati.

Le conseguenze si sono manifestate rapidamente. I Paesi del Golfo hanno dovuto tagliare la produzione di almeno 10 milioni di barili giornalieri. I prezzi del Brent, il principale riferimento per il mercato europeo, hanno mostrato una volatilità estrema, schizzando fino a quasi 120 dollari al barile per poi assestarsi intorno ai 92 dollari.

L’IEA stima che la produzione di greggio sia stata ridotta di almeno 8 milioni di barili al giorno, a cui si aggiungono circa 2 milioni di barili di altri idrocarburi liquidi. I tagli più significativi hanno interessato Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

La sospensione dei transiti ha generato un effetto a catena lungo tutta la filiera. Molte petroliere non riescono più a caricare il greggio nei porti del Golfo, causando un rapido riempimento dei serbatoi di stoccaggio locali e costringendo i produttori a fermare le estrazioni.

Inoltre, diversi impianti di raffinazione e di trattamento del gas sono stati chiusi per motivi di sicurezza o a causa degli attacchi. Le raffinerie orientate all’esportazione hanno dovuto ridurre drasticamente le lavorazioni, poiché i loro depositi di prodotti finiti si stanno saturando.

La crisi sta influenzando negativamente anche la domanda mondiale di petrolio. L’IEA ha segnalato una riduzione del consumo di carburanti per l’aviazione, a causa della cancellazione di numerosi voli nella regione e delle difficoltà generali nei trasporti.

Allo stesso tempo, si sta riducendo la disponibilità di alcuni derivati come il GPL e la nafta. Questo ha costretto diversi impianti petrolchimici a ridurre la produzione di polimeri, con possibili ripercussioni sul piano sociale, specialmente per le forniture di GPL usato per cucinare in Paesi come l’India e le nazioni dell’Africa orientale.

Di fronte a questo scenario, l’Agenzia ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita della domanda globale per il 2026, portandola a 640 mila barili al giorno, ben 210 mila in meno rispetto alle previsioni di un mese fa.

Per stabilizzare il mercato e mitigare l’impatto economico, i Paesi membri dell’IEA hanno approvato l’immissione sul mercato di 400 milioni di barili provenienti dalle riserve strategiche. Si tratta di una misura di emergenza, basata su scorte che a livello globale ammontano a oltre 8,2 miliardi di barili, il livello più alto dal 2021.

L’intervento è straordinario, ma l’IEA ha sottolineato il suo carattere temporaneo. Senza una rapida riapertura delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz, le conseguenze sul mercato energetico globale potrebbero diventare ancora più profonde e durature.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome