Il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha risposto con fermezza alle dichiarazioni di Donald Trump, che aveva minacciato di interrompere i rapporti con la Spagna. La tensione è scaturita dalla decisione di Madrid di non concedere l’uso delle proprie basi militari nel sud del Paese per eventuali operazioni degli Stati Uniti contro l’Iran.
Sánchez ha ribadito la posizione coerente della Spagna, un “no alla guerra” che si applica non solo alla crisi iraniana, ma anche ai conflitti in Ucraina e a Gaza. Il leader spagnolo ha sottolineato l’importanza di non ripetere gli errori del passato, come l’invasione dell’Iraq, e di difendere il diritto internazionale “che ci protegge tutti”, opponendosi all’idea che i problemi globali si possano risolvere con la forza.
La motivazione principale dietro la scelta spagnola non è solo politica, ma anche profondamente economica e ambientale. Sánchez ha avvertito che un conflitto in Iran provocherebbe gravi sconvolgimenti economici, primo fra tutti un’impennata dei prezzi dell’energia. I mercati del petrolio e del gas hanno già mostrato segni di forte instabilità, con aumenti significativi che si sono tradotti in un rincaro di benzina e diesel.
L’aumento del costo del gasolio, in particolare, avrà un effetto a catena sui prezzi dei beni di consumo nei supermercati, poiché la maggior parte delle merci in Spagna viaggia su gomma. Parallelamente, le tensioni sulla produzione di gas naturale hanno già causato aumenti che peseranno sulle bollette dei cittadini e delle imprese, aggravando la crisi del costo della vita.
Il governo spagnolo non intende isolarsi. Al contrario, Sánchez ha dichiarato che farà leva sulla sua posizione all’interno dell’Unione Europea e della NATO per promuovere una de-escalation e riprendere al più presto la via diplomatica. Ha chiarito che non sostenere l’azione di Stati Uniti e Israele non significa appoggiare l’Iran.
La questione, ha spiegato il premier, è scegliere “se stare dalla parte del diritto internazionale e quindi dalla parte della pace”. Non si tratta di una posizione ingenua, ma di una scelta coerente, fondata sulla convinzione che la violenza non possa mai essere la soluzione.
In risposta alle minacce commerciali di Trump, l’Unione Europea ha ricordato che i negoziati sono di competenza della Commissione, rendendo impraticabili ritorsioni contro un singolo Stato membro. Sánchez ha espresso piena fiducia nella forza economica e istituzionale del suo Paese, forte del sostegno di un’ampia parte della comunità internazionale.
Il leader spagnolo ha concluso con un monito, affermando che “non si può rispondere a un’illegalità con un’altra” e che la guerra finisce per avvantaggiare solo pochi, spesso coloro che la usano come “tattica diversiva” o per arricchire i propri alleati.



















