Roberto Mancini è stato il terzo Commissario Tecnico a guidare per una seconda volta la panchina della Nazionale. Un ritorno che ha due precedenti illustri nella storia azzurra, con esiti diametralmente opposti: quello trionfale di Vittorio Pozzo e quello fallimentare di Marcello Lippi.
Il primo grande ritorno ha visto come protagonista Vittorio Pozzo. Dopo due brevi esperienze alla guida della squadra olimpica nel 1912 e nel 1924, Pozzo è tornato stabilmente nel 1929, aprendo un decennio di successi senza precedenti. Sotto la sua guida, l’Italia ha conquistato due Mondiali consecutivi, nel 1934 e nel 1938, un Oro Olimpico a Berlino nel 1936 e due Coppe Internazionali, antesignane dei Campionati Europei.
Pozzo è stato un innovatore, introducendo la pratica dei ritiri per preparare le partite. Il suo terzo mandato ha rappresentato una vera e propria età dell’oro per il calcio italiano, sparigliando avversari e ostacoli con un’organizzazione e un metodo di lavoro nuovi per l’epoca.
Di segno completamente opposto è stato il ritorno di Marcello Lippi. Dopo aver condotto l’Italia alla vittoria del Mondiale 2006, ha lasciato la panchina a Roberto Donadoni per poi riprenderne il posto due anni dopo. Il suo secondo ciclo è iniziato con l’obiettivo di difendere il titolo in Sudafrica nel 2010.
Il percorso di qualificazione è stato positivo, con sette vittorie e tre pareggi, ma la squadra si è basata quasi interamente sul blocco dei campioni del mondo del 2006, molti dei quali in fase calante. Lippi ha compiuto scelte di convocazione molto discusse, escludendo talenti come Cassano, Balotelli e Giuseppe Rossi, pentendosi poi di quest’ultima decisione.
L’avventura al Mondiale sudafricano si è trasformata in un disastro. L’Italia è stata inserita in un girone sulla carta abbordabile con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia. Gli Azzurri hanno ottenuto solo due pareggi per 1-1 contro le prime due avversarie, per poi subire una sconfitta decisiva per 3-2 contro la Slovacchia, sancendo una clamorosa eliminazione al primo turno.
Lo stesso Lippi ha poi ammesso il suo errore, confessando di essere tornato per un “debito di riconoscenza” verso il gruppo del 2006. Se il ritorno di Pozzo ha illuminato il calcio italiano, quello di Lippi si è concluso con una delle pagine più deludenti della storia della Nazionale.












