Aurelio De Laurentiis ha delineato la sua visione per il futuro del calcio durante un incontro dedicato al mondo imprenditoriale. Il presidente del Napoli ha sottolineato la necessità di una profonda trasformazione del “prodotto calcio” per renderlo competitivo in un mondo dell’intrattenimento in continua e rapida evoluzione.
“Quando gioca il Napoli, non competiamo solo con l’Inter o la Juventus, ma anche con Netflix e la PlayStation”, ha spiegato De Laurentiis. Secondo il patron azzurro, non è più sufficiente allestire una squadra vincente per garantire l’attenzione del pubblico, specialmente quello più giovane, che ha a disposizione innumerevoli alternative a portata di smartphone.
Ripercorrendo i suoi vent’anni alla guida del club, dalla ripartenza in Serie C1 nel 2004 fino ai successi recenti, De Laurentiis ha insistito su un concetto chiave: “La passione può riempire uno stadio, ma da sola non fa un bilancio”. Ha evidenziato come il suo compito sia stato costruire un’impresa solida attorno alla fede dei tifosi, un’azienda capace di investire, correggere gli errori e creare valore nel tempo.
De Laurentiis ha indicato il modello delle leghe professionistiche americane come una fonte di ispirazione. “Dobbiamo imparare dalla loro mentalità”, ha affermato, pur riconoscendo le differenze storiche e culturali con il calcio europeo. L’obiettivo non è copiare, ma capire come NBA e NFL creino valore per le proprie squadre, lavorando su prodotto, distribuzione e mercati internazionali.
A suo avviso, la Lega Serie A dovrebbe agire in modo simile per aumentare l’attrattiva dell’intero campionato. Un punto cruciale della sua analisi riguarda gli impianti sportivi. “Lo stadio non è semplicemente un campo con delle tribune. Deve essere un’esperienza”, ha dichiarato.
Per De Laurentiis, gli stadi devono diventare luoghi comodi, tecnologici e dotati di servizi come ristoranti e negozi, dove le famiglie possano trascorrere piacevolmente diverse ore. La proposta più dirompente riguarda però le regole del gioco: “Non esistono regole sacre solo perché esistono da cent’anni”.
Il presidente ha messo in discussione l’intervallo di quindici minuti. “Un ragazzino a casa non aspetta. Prende il telefonino, torna ai videogiochi. Dobbiamo chiederci se non sia il caso di accorciarlo o eliminarlo per non perdere la sua attenzione”. La sfida, secondo De Laurentiis, è quindi quella di meritare la passione dei tifosi e, allo stesso tempo, attrarre le nuove generazioni attraverso un prodotto ripensato dalle fondamenta.



