Decreto Agricoltura: stop al fotovoltaico sui campi

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Emergenza ambientale
Emergenza ambientale

Un recente provvedimento del governo ha segnato un punto critico per la transizione ecologica del paese. Con il ‘Decreto Agricoltura’, l’esecutivo ha introdotto un divieto all’installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra sui terreni agricoli. La mossa, giustificata per salvaguardare la produzione alimentare, ha scatenato un’ondata di critiche da parte di associazioni ambientaliste e operatori del settore.

Il decreto ha di fatto bloccato una delle vie più rapide per aumentare la produzione di energia pulita, creando profonda incertezza. Questa decisione è in netto contrasto con gli obiettivi di decarbonizzazione europei e nazionali, che richiederebbero invece un’accelerazione senza precedenti. La norma rischia di vanificare anni di investimenti e allontanare l’Italia dalla sua indipendenza energetica.

Questa politica si inserisce in un quadro più ampio di azioni che sembrano remare contro la sostenibilità. Mentre si ostacola il solare, continuano i sussidi alle fonti fossili, principali responsabili del cambiamento climatico. Inoltre, il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici procede con estrema lentezza, lasciando il territorio vulnerabile a eventi meteorologici estremi.

I dati ufficiali dipingono un quadro allarmante. Secondo l’ultimo rapporto ISPRA, in Italia il consumo di suolo avanza al ritmo di oltre 2 metri quadrati al secondo, impermeabilizzando terreni fertili. Appare paradossale che la preoccupazione per il suolo agricolo emerga solo in relazione alle energie pulite e non di fronte a una cementificazione dilagante, la vera minaccia per l’agricoltura.

Questa dinamica svela una visione che fatica a integrare la crisi climatica nelle proprie strategie. La ‘sicurezza’ viene interpretata in senso restrittivo, ignorando che la vera sicurezza nel XXI secolo è quella climatica ed energetica. Affidare la soluzione della crisi a misure che la ostacolano è una scelta che scarica i costi sulle generazioni future.

Anche gli organi di controllo ambientale subiscono un progressivo depotenziamento. Le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA) operano spesso con risorse insufficienti, mentre le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale vengono semplificate fino a perdere di efficacia, favorendo progetti ad alto impatto.

Il modello economico dominante, basato su una crescita infinita in un pianeta finito, è la radice del problema. Ogni regolamentazione ambientale viene percepita come un ostacolo al profitto e alla ‘libertà d’impresa’, un mantra che spesso nasconde la libertà di inquinare e sfruttare le risorse comuni.

Per questo, la difesa dell’ambiente non è una ricorrenza da celebrare passivamente. È diventata una lotta quotidiana e urgente per un modello di sviluppo alternativo. Finché la salute del pianeta verrà subordinata agli interessi economici, ogni giornata dedicata alla Terra non sarà una festa, ma la conferma di una battaglia ancora da combattere.

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