Dolomiti: microplastiche scoperte nella neve fresca

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Contaminazione alpina
Contaminazione alpina

Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Milano e del CNR ha rivelato una verità preoccupante: la neve apparentemente incontaminata delle Dolomiti è in realtà un ricettacolo di microplastiche. Le analisi sono state effettuate su campioni di neve raccolti in alta quota, in particolare sul ghiacciaio della Marmolada, un’area considerata simbolo di purezza ambientale.

I risultati hanno mostrato la presenza di decine di particelle per ogni litro di acqua derivante dallo scioglimento della neve. Si tratta principalmente di frammenti e fibre di poliestere, poliammide e polipropilene, materiali comunemente usati per abbigliamento, imballaggi e componenti industriali. Questo fenomeno dimostra la capacità di questi inquinanti di percorrere lunghe distanze attraverso le correnti atmosferiche.

Le particelle, generate dall’usura di oggetti plastici nelle città e nelle zone industrializzate, vengono sollevate in atmosfera e trasportate per centinaia di chilometri, per poi depositarsi al suolo insieme alle precipitazioni, anche in luoghi remoti e protetti come le vette alpine. L’indagine ha confermato che la concentrazione di microplastiche è paragonabile a quella riscontrata in alcune aree urbane europee, un dato che evidenzia la pervasività del problema.

Le implicazioni sono significative. Con lo scioglimento estivo dei ghiacciai e del manto nevoso, queste microplastiche entreranno direttamente nel ciclo dell’acqua, contaminando sorgenti, fiumi come l’Adige e il Piave, e infine laghi e mari. Ciò rappresenta una minaccia concreta per gli ecosistemi acquatici alpini, notoriamente fragili, e potenzialmente per la salute umana, dato che queste riserve idriche alimentano acquedotti e colture agricole.

Il futuro richiederà un monitoraggio costante del fenomeno e, soprattutto, l’adozione di politiche più efficaci a livello globale per ridurre la produzione e la dispersione di materie plastiche. La scoperta sulle Dolomiti funge da monito: l’inquinamento non conosce confini e ha già raggiunto anche i santuari naturali che credevamo al sicuro.

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