La green economy ha superato la fase di scommessa per diventare un mercato globale maturo e strutturato. Nel 2024, il suo valore ha oltrepassato la soglia dei 5.000 miliardi di dollari, affermandosi come il secondo settore a più rapida crescita al mondo, subito dopo quello tecnologico. Secondo un rapporto del Boston Consulting Group e del World Economic Forum, la crescita attesa è del 6% annuo, con una previsione che porterà il valore complessivo a superare i 7.000 miliardi entro il 2030.
A sostenere questa dinamica è un quadro regolatorio sempre più solido. Ben 142 Paesi, responsabili di oltre il 76% delle emissioni globali, hanno già adottato obiettivi di neutralità climatica. Questo impegno non è solo politico, ma crea un perimetro economico stabile che alimenta una domanda continua di soluzioni a basse emissioni, riducendo l’incertezza per imprese e investitori e favorendo strategie industriali a lungo termine.
La competizione globale in questo settore è sempre più accesa. Nel solo 2024, la Cina ha investito 659 miliardi di dollari nella transizione climatica, una cifra superiore di oltre il 50% rispetto al secondo investitore. L’Europa si posiziona al secondo posto con 410 miliardi di dollari, seguita dagli Stati Uniti con circa 300 miliardi. Questa asimmetria pone all’Unione Europea una sfida strategica: trasformare l’ambizione regolatoria in una leadership industriale su larga scala.
Gran parte di questa crescita si basa su tecnologie già consolidate e competitive. Oltre la metà delle emissioni globali potrebbe essere abbattuta con soluzioni già oggi economicamente vantaggiose. Dal 2010, i costi del solare fotovoltaico sono crollati di circa il 90%, quelli dell’eolico offshore del 50% e quelli delle batterie per veicoli elettrici del 90%. Entro il 2030, si stima che la capacità rinnovabile globale passerà da 4,9 a 9,5 terawatt, coprendo il 43% della produzione elettrica totale.
Un segmento particolarmente dinamico è quello legato all’adattamento e alla resilienza climatica. Questo mercato rappresenta già oltre il 20% degli investimenti climatici totali, con un valore di circa 1.100 miliardi di dollari l’anno. La domanda di soluzioni come materiali edilizi resilienti, sistemi di raffrescamento e tecnologie per la gestione del rischio non è più confinata al Sud del mondo, ma è diventata strutturale anche nelle economie avanzate, inclusa l’Europa.
L’impatto della green economy si riflette anche sui mercati finanziari. Le imprese con una quota significativa di ricavi da attività a basse emissioni (oltre il 50%) mostrano multipli di valutazione superiori del 12-15% rispetto ai concorrenti. Questo indica che gli investitori stanno già premiando la capacità delle aziende di crescere in un mercato in espansione, confermando la transizione come un fattore chiave di competitività economica.




















