L’etichetta alimentare è la carta d’identità di un prodotto, strumento essenziale per un consumo informato. Saperla interpretare permette di conoscere la composizione di ciò che mangiamo, tutelare la salute da allergeni e fare acquisti mirati, evitando sprechi.
Accanto al nome dell’alimento, è obbligatorio indicarne lo stato fisico (“in polvere”, “surgelato”) o i trattamenti subiti. L’indicazione “decongelato” è fondamentale per prodotti venduti freschi ma provenienti da congelamento.
L’origine della materia prima è un’informazione cruciale. Per carne, olio extravergine, latte e miele è obbligatoria. Attenzione a diciture generiche come “Prodotto in Italia”, che si riferiscono solo al luogo di trasformazione e non garantiscono l’origine italiana degli ingredienti.
L’elenco degli ingredienti è in ordine decrescente di peso: il primo della lista è il più abbondante. Una novità fondamentale è l’evidenziazione degli allergeni (in grassetto o maiuscolo) per una rapida identificazione. L’obbligo di segnalare gli allergeni si estende anche ai prodotti sfusi e a quelli somministrati in bar e ristoranti.
La tabella nutrizionale, obbligatoria in Europa dal 2016, riporta i valori per 100g/ml, utili per confrontare le opzioni. È bene controllare calorie, grassi saturi, sale e zuccheri aggiunti, spesso nascosti sotto nomi come “sciroppo di glucosio” o “destrosio”.
Per combattere lo spreco alimentare, è vitale distinguere le scadenze. “Da consumarsi entro” è una data di sicurezza perentoria. “Da consumarsi preferibilmente entro”, invece, indica un Termine Minimo di Conservazione (TMC): l’alimento è ancora sicuro, anche se potrebbe aver perso qualità.
Particolare attenzione va riservata agli additivi. I solfiti (E220-E228), comuni nel vino, possono causare reazioni negli asmatici. Il tiabendazolo (E233) è un pesticida che può rimanere come residuo sui vegetali; il suo uso sarà permesso fino al 2032, rendendo cruciale il controllo dell’etichetta.
Tra i coloranti, alcuni destano preoccupazione. La cantaxantina (E168) è vietata come additivo diretto per danni al fegato, ma è legale nei mangimi animali, potendo entrare indirettamente nella catena alimentare. Il biossido di titanio (E171) è stato bandito dall’EFSA nel 2022, ma può trovarsi in prodotti antecedenti a tale data.
Infine, è necessario diffidare delle etichette apparentemente “salutari”. Alcuni succhi “senza zuccheri aggiunti” contengono elevate quantità di zuccheri derivanti da “estratto d’uva”. Il petto di tacchino può contenere amidi e altri ingredienti oltre alla carne. Gli hamburger di soia sono a volte arricchiti con pseudocereali ricchi di carboidrati, alterandone il profilo nutrizionale atteso.



















