Europa: mobilità senza fossili da scarti agricoli

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Mobilità rinnovabile
Mobilità rinnovabile

La transizione ecologica dei trasporti europei non è più solo una questione tecnologica, ma di indipendenza strategica. Sebbene l’elettrificazione sia al centro del dibattito, fonti alternative come i carburanti rinnovabili a impatto zero sul carbonio sono diventate essenziali per una decarbonizzazione completa.

Un nuovo studio tedesco, condotto dal Karlsruhe Institute of Technology e commissionato da BMW, ha rivelato che il continente europeo possiede le risorse necessarie per rendersi autonomo. La ricerca ha evidenziato come il vero ostacolo non sia la carenza di materie prime, ma la necessità di una visione industriale più ambiziosa.

L’analisi ha valutato il potenziale di sostituzione dei combustibili fossili con alternative derivate da materie biologiche. I dati sono sorprendenti: l’olio da cucina esausto, spesso considerato una risorsa chiave, rappresenta in realtà solo l’1% del potenziale totale disponibile in Europa. La vera forza risiede invece negli scarti agricoli come la paglia (15,7%), nei rifiuti municipali (14,7%) e nel letame zootecnico (12,5%).

Per sfruttare queste risorse, lo studio ha ipotizzato l’impiego di veicoli con motori a combustione interna ottimizzati per funzionare esclusivamente con questi carburanti di nuova generazione, azzerando di fatto le emissioni di CO2 di origine fossile. Questi mezzi si affiancherebbero ai veicoli elettrici, risultando cruciali per il trasporto pesante e per l’enorme flotta di auto già circolanti, che continueranno a essere utilizzate per decenni.

Questo approccio consentirebbe di utilizzare le infrastrutture di distribuzione esistenti, evitando investimenti radicali. La ricerca ha sottolineato che, pur necessitando di moderate importazioni iniziali per accelerare il mercato, nel lungo periodo l’Europa potrà soddisfare il proprio fabbisogno energetico per la mobilità stradale con risorse interne.

Grazie alle sole materie prime continentali, l’UE potrà coprire tra il 38% e il 55% della sua domanda di carburante per il trasporto su strada entro il 2030, una quota che salirà al 44-67% nel 2035. In uno scenario di massima mobilitazione delle risorse, la produzione europea di biocarburanti avanzati potrebbe addirittura raggiungere il 107% della domanda prevista, eliminando la dipendenza strutturale dalle importazioni.

Lo studio ha inoltre identificato circa 21 milioni di ettari di terreni marginali o degradati in Europa che potrebbero essere destinati alla coltivazione di colture non alimentari per la produzione di energia, senza entrare in competizione con la filiera agricola tradizionale.

Il successo di questa visione, tecnicamente realizzabile, dipenderà tuttavia da un quadro politico stabile e da regole chiare. Gli esperti hanno richiesto garanzie per gli investimenti e un maggiore coordinamento a livello comunitario per accelerare lo sviluppo delle tecnologie di conversione necessarie.

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