Ex Ilva Taranto: la Cassazione riapre il caso

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Giustizia civile
Giustizia civile

La Corte di Cassazione è intervenuta sul caso ex Ilva-Nuova Siet, riaccendendo le speranze di risarcimento per decine di ex lavoratori. La pronuncia, depositata il 12 febbraio 2026, ha annullato in parte la precedente sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Lecce, imponendo un nuovo esame della vicenda.

I giudici della Suprema Corte hanno infatti disposto un nuovo processo civile per valutare le domande di risarcimento per danno economico e contributivo, presentate sia dagli ex dipendenti che dall’INPS. Si riapre così una vertenza legata a uno dei siti industriali più discussi d’Italia per il suo impatto ambientale e sanitario.

La sentenza stabilisce un principio giuridico di fondamentale importanza: il giudice civile possiede piena autonomia nel valutare l’esistenza di un danno risarcibile, anche quando un eventuale reato contestato in sede penale è stato dichiarato prescritto. Il magistrato civile non può quindi limitarsi a prendere atto dell’esito del processo penale, ma deve accertare in modo indipendente se i fatti abbiano prodotto un pregiudizio concreto.

«Questa decisione rappresenta una svolta per decine di ex dipendenti coinvolti nella lunga storia industriale e giudiziaria legata allo stabilimento siderurgico di Taranto», ha sottolineato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Il suo commento evidenzia la portata della sentenza in un contesto segnato da anni di battaglie legali e preoccupazioni per la salute pubblica.

La vicenda giudiziaria ha origine dal trasferimento di attività dalla società Nuova Siet a Ilva. In seguito a questa operazione, l’azienda ha riassunto una parte del personale con condizioni contrattuali ed economiche che i lavoratori hanno ritenuto peggiorative, dando il via a un contenzioso lungo e complesso.

Parallelamente ai lavoratori, anche l’INPS è intervenuta nel procedimento per tutelare la corretta posizione contributiva e previdenziale del personale coinvolto nel passaggio tra le due aziende.

Sul fronte penale, i reati che erano stati ipotizzati sono stati dichiarati prescritti, chiudendo quel filone del procedimento senza alcuna condanna. La prescrizione, tuttavia, non ha estinto il diritto dei lavoratori a chiedere giustizia in sede civile per i danni subiti.

«Sarà ora la Corte d’Appello di Lecce, in una nuova composizione, a riesaminare l’intera vicenda alla luce dei principi indicati dalla Cassazione», ha aggiunto Bonanni. La stessa Corte d’Appello, in precedenza, aveva respinto la maggior parte delle richieste, dichiarandole in alcuni casi infondate e in altri inammissibili per vizi procedurali.

I giudici di legittimità hanno invece accolto numerosi ricorsi, stabilendo che diverse posizioni dovranno essere riesaminate nel merito. Soltanto alcune pratiche, giudicate inammissibili dalla Suprema Corte per ragioni tecniche, resteranno escluse dal nuovo processo.

Il punto chiave della decisione è l’autonomia del giudizio civile, che dovrà ora stabilire se le condizioni applicate durante il passaggio tra Nuova Siet e Ilva abbiano effettivamente causato un danno economico e contributivo. Questa pronuncia riporta al centro le richieste economiche dei lavoratori, rinnovando le aspettative di giustizia dopo anni di attese.

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