Fàbregas: “A Como creo un modello, resto per i giovani”

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Cronache sport calcio
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Cesc Fàbregas, allenatore del Como, è intervenuto al Festival dello Sport per raccontare il progetto che ha portato la squadra lariana fino alla Champions League. L’allenatore ha sottolineato la singolarità del suo percorso e le ambizioni di un club in rapida crescita. “La sfida di questa stagione è vivere un anno che nessuno di noi ha mai vissuto”, ha dichiarato, riferendosi al triplo impegno settimanale tra campionato, coppe e nazionali.

Fàbregas ha ripercorso la sua decisione di unirsi al Como, un progetto che lo ha convinto per la sua autenticità. Ha ammesso che, pur conoscendo la città, non era a conoscenza della sua squadra di calcio prima di essere contattato. “Quando mi hanno presentato il progetto ho capito subito che era una cosa diversa, una in cui c’erano cuore, gente sana e di calcio. Ho cominciato a studiare la loro storia ed è stato speciale da subito”.

La sua visione di gioco pone lo stile e l’identità al primo posto, anche a costo del risultato. “Se perdo, voglio perdere a modo mio. Preparo sempre una partita per giocare col nostro stile e voglio che sia quello il modo in cui giochiamo”, ha affermato, sottolineando l’importanza di mantenere la propria filosofia anche di fronte ad avversari di caratura superiore.

L’allenatore ha poi chiarito i motivi della sua permanenza a Como nell’estate del 2025, nonostante l’interesse di altri club. La sua decisione è legata alla crescita dei giovani talenti che ha attratto al club. “So che un allenatore viene giudicato dai trofei, ma i miei trofei sono la crescita di giovani come Da Cunha. Ci sono tanti ragazzi che hanno scelto il Como per me, come Nico Paz”.

Ha aggiunto: “Non me la sento di lasciarli, di lasciare l’identità che stiamo cercando di costruire”. Un forte segnale di impegno verso il modello che sta implementando con la società.

In merito alla scarsa presenza di giocatori italiani nell’ultima stagione, Fàbregas ha offerto una spiegazione articolata. “Ci sono in Italia giocatori da Como, però giocano in ottime squadre e costano molto”, ha detto, ricordando come la promozione dalla Serie B sia stata ottenuta con una rosa a maggioranza italiana. “Non possiamo giudicare una squadra da una sola stagione. Stiamo creando una cultura, un modello, e dobbiamo trovare giocatori adatti, provando a costruirli nella nostra Academy”.

Infine, ha parlato del suo ruolo di giovane allenatore, ancora in fase di apprendimento. Ha menzionato i frequenti contatti con il suo mentore Arsène Wenger e ha espresso il desiderio di un confronto costruttivo con i colleghi più esperti. “Mi sento ancora un giovane dalla panchina. Mi piacerebbe tantissimo se un allenatore esperto, finita la partita, venisse da me per confrontarsi e dirmi che ho sbagliato qualcosa. Per me sarebbe un vero tesoro”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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