Farmaci antipulci: contaminano suolo e insetti

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Tossicità ambientale
Tossicità ambientale

Le isoxazoline sono una classe di principi attivi introdotti sul mercato nel 2013, divenuti molto comuni nei farmaci antiparassitari per cani e gatti. Apprezzati per la loro efficacia e per la comoda somministrazione in pastiglie, questi prodotti nascondono un grave problema per l’ambiente. Un recente studio ha evidenziato la loro elevata tossicità per gli ecosistemi, con un impatto che va ben oltre la protezione degli animali domestici da pulci e zecche.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Toxicology and Chemistry e condotta dalla scuola veterinaria Vetagro Sup di Marcy-l’Étoile, in Francia, ha confermato i timori già espressi in passato dall’Agenzia europea per i medicinali. Sebbene questi farmaci siano stati accolti con favore per la loro lunga durata e l’ampio spettro d’azione, la loro diffusione ha introdotto un nuovo fattore di contaminazione chimica su larga scala.

Il meccanismo di inquinamento è diretto e preoccupante. Dopo che un cane o un gatto ha ingerito la pastiglia, i composti chimici attivi non vengono completamente metabolizzati. Essi rimangono potenti anche dopo essere stati espulsi attraverso feci, urina e persino con la perdita di peli, finendo così per disperdersi nel suolo e nelle acque.

Le prime vittime di questa contaminazione sono gli artropodi non bersaglio, ovvero tutti quegli insetti che non sono pulci o zecche. Lo studio francese ha identificato un rischio concreto per le specie che entrano in contatto diretto con le deiezioni degli animali trattati, come gli scarabei stercorari, diverse specie di mosche e alcune farfalle. Questi organismi ingeriscono le sostanze tossiche, subendone gli effetti letali o sub-letali.

Il danno, però, non si limita alla morte di singoli insetti. L’impatto si estende a cascata all’intero ecosistema. Le specie colpite svolgono funzioni ecologiche essenziali, come la disgregazione e il riciclo della materia organica e il miglioramento della fertilità del terreno. La loro scomparsa o riduzione compromette questi processi naturali, alterando l’equilibrio dell’habitat in modo profondo e duraturo.

Non basterà, quindi, smettere di utilizzare i prodotti a base di isoxazoline per risolvere la questione. Il problema si è rivelato sistemico e riguarda la maggior parte dei trattamenti antiparassitari in commercio. Altre molecole sono note per contaminare i corsi d’acqua o per danneggiare la fauna coprofaga (che si nutre di escrementi). L’uso profilattico e costante di questi medicinali sugli animali domestici genera un flusso ininterrotto di agenti chimici nell’ambiente, e le isoxazoline rappresentano solo l’ultimo capitolo di una sfida ambientale ancora aperta.

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