FIGC, Rivera si propone: ‘Malagò e Galliani inadatti’

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Cronache Mercato
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Gianni Rivera ha lanciato la sua candidatura per il vertice del calcio italiano. L’ex fuoriclasse, intervenuto durante una trasmissione radiofonica, si è detto pronto a guidare la Federazione Italiana Giuoco Calcio, ritenendosi l’unica figura in grado di risanare un sistema che, a suo dire, necessita di cure profonde.

Le sue dichiarazioni non hanno lasciato spazio a interpretazioni. Alla domanda su un possibile futuro presidente federale tra figure come Giovanni Malagò o Adriano Galliani, la risposta è stata netta: “Dico Rivera, dovrei farlo io”. L’ex Pallone d’Oro ha poi rincarato la dose, sottolineando una presunta incompetenza degli attuali vertici e candidati: “Quei due lì non sono in grado. Se alla guida va uno che capisce di calcio è pericoloso, ma io andrei lì e curerei il calcio”.

Una proposta forte, che arriva da uno dei simboli del calcio italiano nel mondo. Gianni Rivera, classe 1943, ha legato la sua carriera al Milan, club con cui ha vinto tutto, e alla Nazionale, con cui ha trionfato all’Europeo del 1968 e raggiunto la finale del Mondiale 1970. Il suo talento gli è valso il Pallone d’Oro nel 1969, un riconoscimento che lo ha consacrato nell’olimpo dei più grandi.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, la sua vita non si è allontanata dai ruoli di responsabilità. Ha intrapreso una lunga carriera politica, che lo ha visto ricoprire incarichi come parlamentare e sottosegretario alla Difesa, dimostrando una vocazione per la gestione e la leadership che ora vorrebbe applicare al mondo del pallone.

Le sue parole suonano come una sfida diretta all’establishment. I nomi citati, Malagò e Galliani, rappresentano due figure di enorme peso nel sistema sportivo e politico italiano. Il primo, in qualità di presidente del CONI, è al vertice dello sport nazionale; il secondo, dopo una vita da amministratore delegato del Milan berlusconiano, è oggi alla guida del Monza e siede in Senato.

L’autocandidatura di Rivera si inserisce in un contesto complesso per il calcio italiano, reduce da delusioni sportive cocenti e alla perenne ricerca di riforme strutturali. La sua visione, basata su una profonda conoscenza della materia, si scontra con una logica più politica e manageriale. Resta da vedere se questa provocazione si trasformerà in un progetto concreto, capace di raccogliere consensi e scuotere le fondamenta della Federcalcio.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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