Filippo Romano ha conquistato a Firenze il suo primo titolo Challenger in carriera. Un successo che ha proiettato il tennista classe 2005 al suo miglior piazzamento di sempre nel ranking ATP, la posizione numero 243. Un traguardo raggiunto al termine di una settimana che lo stesso atleta ha definito perfetta.
“Appena arrivati al circolo abbiamo respirato una bella atmosfera, non avrei mai pensato di arrivare a questa conclusione”, ha raccontato Romano. “Sentivo di giocare bene, ma non venivo da un periodo positivo. La mia fiducia è aumentata partita dopo partita”. La finale contro il connazionale Federico Iannaccone è stata vinta al terzo set, un epilogo che ha rispecchiato l’andamento del torneo. “Ci sono stati dei cali, ma ho saputo governarli. Avevano ragione i più esperti quando dicevano che nel tennis la testa fa la differenza. Incide almeno per il 75%”.
Grazie a questo risultato, un obiettivo che sembrava lontano è ora a portata di mano: l’accesso alle qualificazioni per gli Australian Open. “È un sogno che ho sempre avuto, l’idea di poter giocare le eliminatorie a Melbourne esaudirebbe il mio più grande desiderio”, ha dichiarato il giovane tennista. Il suo idolo, non a caso, è Novak Djokovic, un esempio di resilienza mentale. “Prendo spunto dal tennis anche nella vita, accettando gli imprevisti e cercando subito soluzioni. Se ci si fa mangiare dal problema si affonda”.
Fondamentale nel suo percorso è la guida del coach Gipo Arbino, già allenatore di Lorenzo Sonego. Romano si allena al Circolo La Stampa di Torino, proprio come “Sonny”. “Da quando è arrivato Arbino ho scalato oltre 400 posizioni. Ci ha insegnato l’importanza di lottare, di avere sempre fame e di accettare che le cose possano andare contro di noi”.
Il tennista di Sarzana ha poi descritto la vita nel circuito Challenger, un mondo fatto di viaggi continui e programmazione serrata. “Di solito si disputano 30-35 tornei l’anno. Appena vieni eliminato, torni a casa e ricominci ad allenarti”. Una routine dispendiosa non solo a livello fisico, ma anche economico. “Un giocatore tra i primi 300 o 400 del mondo non guadagna abbastanza per permettersi uno staff completo. Per coprire i costi si ricorre a sponsor e al sostegno della Federazione. Portarsi dietro un coach per tutto l’anno significa chiudere in perdita”.
Il futuro prossimo di Romano prevede la partecipazione ai Challenger di Brest e Taranto, seguita da alcuni tornei indoor per continuare a raccogliere punti preziosi. Oltre al singolare, non intende abbandonare il doppio, specialità che lo appassiona. Un percorso sportivo, il suo, scelto fin da bambino, nonostante un padre ex calciatore. “Mi ha praticamente vietato di entrare in quel mondo”, ha concluso sorridendo. “Ho scoperto il tennis e non l’ho più lasciato”.







