Secondo una recente analisi, il mercato europeo dei fiori recisi è in costante crescita e si stima che raggiungerà un valore di 20,9 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 14,8 miliardi del 2023. Questo trend positivo è alimentato anche dai benefici percepiti dai consumatori: uno studio ha rivelato che l’acquisto di un mazzo di rose o margherite migliora l’umore, riduce lo stress e aumenta il benessere generale.
Le persone che hanno acquistato fiori hanno dichiarato di sentirsi meglio sia in ambito domestico che lavorativo, confermando una forte correlazione tra l’acquisto e una sensazione di appagamento. Crescono anche le vendite online, con un incremento annuo del 25%, e una maggiore attenzione verso la floricoltura sostenibile. Le rose si confermano le preferite nel Vecchio Continente, seguite da crisantemi, garofani e gigli.
Tuttavia, dietro l’aspetto ornamentale e i benefici psicologici, il settore nasconde criticità ambientali e sanitarie significative, legate principalmente a un vuoto normativo. A differenza di quanto avviene per i prodotti alimentari, nell’Unione Europea non sono stati stabiliti limiti massimi specifici per i residui di agenti chimici sui prodotti floricoli, in quanto non destinati al consumo umano.
Questa mancanza di regolamentazione ha conseguenze preoccupanti. Un’inchiesta giornalistica ha messo in luce come i residui chimici presenti sui petali e sugli steli possano essere assorbiti attraverso la pelle o inalati. Le analisi condotte su sei bouquet hanno rivelato la presenza di ben 23 diversi principi attivi, di cui otto risultano attualmente proibiti all’interno dell’UE.
L’esposizione a queste sostanze rappresenta un pericolo concreto soprattutto per gli operatori della filiera. Coltivatori, addetti alla logistica e fioristi, che maneggiano quotidianamente grandi quantità di materiale vegetale, sono i soggetti più vulnerabili. Alcuni studi hanno persino rilevato tracce di fitofarmaci nelle urine dei fioristi, anche quando questi ultimi utilizzano guanti protettivi durante il lavoro.
Il problema è aggravato dal fatto che la maggior parte dei fiori recisi commercializzati in Europa proviene da Paesi extra-UE, come Kenya, Colombia ed Ecuador. In queste nazioni, le normative sull’impiego dei fitofarmaci sono spesso meno restrittive rispetto a quelle comunitarie, consentendo l’uso di composti chimici che nel nostro continente sono stati banditi da tempo per la loro tossicità.
Per affrontare questa situazione, l’Unione Europea ha deciso di intervenire. A partire dal 26 aprile 2025 entreranno in vigore nuove regole che mirano a colmare questa lacuna. Le disposizioni introdurranno un principio di tolleranza zero per la presenza di parassiti e di specifici agenti chimici proibiti sui prodotti importati, coinvolgendo in particolare le rose provenienti dal Kenya, uno dei maggiori esportatori mondiali.






















