La Regione Campania ha approvato un’iniziativa di monitoraggio senza precedenti per il bacino idrografico del fiume Sarno, da decenni simbolo di degrado ambientale a livello europeo. Il piano, finanziato con fondi dedicati alla transizione ecologica, mira a contrastare in modo sistematico gli scarichi industriali e civili illegali che hanno compromesso gravemente la salute del corso d’acqua e delle comunità circostanti.
L’operazione si baserà sull’installazione di una rete capillare di centraline di rilevamento di ultima generazione. Questi dispositivi verranno posizionati in punti strategici lungo l’intero percorso del fiume e dei suoi affluenti, dalle sorgenti fino alla foce nel Golfo di Napoli. Il coordinamento delle attività è stato affidato a un comitato tecnico-scientifico che include esperti dell’Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), università e istituti di ricerca.
La vera innovazione del programma risiede nella tecnologia impiegata. I sensori saranno in grado di analizzare in tempo reale i parametri chimico-fisici delle acque, come pH, conducibilità, ossigeno disciolto e la presenza di metalli pesanti o idrocarburi. Ogni anomalia registrata farà scattare un allarme immediato presso una sala di controllo operativa ventiquattro ore su ventiquattro, consentendo interventi rapidi da parte delle forze dell’ordine per individuare la fonte dello sversamento.
L’obiettivo primario è quello di creare un deterrente efficace contro le pratiche illecite, fornendo prove inconfutabili per le azioni legali. Parallelamente, i dati raccolti verranno resi pubblici attraverso una piattaforma online, promuovendo la trasparenza e il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Si spera che questa condivisione delle informazioni possa rafforzare la consapevolezza collettiva e la pressione sociale sui responsabili dell’inquinamento.
In passato, numerosi tentativi di risanamento si sono rivelati insufficienti, spesso a causa della frammentazione degli interventi e della difficoltà nel cogliere in flagrante i responsabili degli scarichi abusivi. Questo nuovo approccio, basato sulla tecnologia e sul controllo costante, punta a superare i limiti delle strategie precedenti, fornendo uno strumento di vigilanza permanente e non eludibile. Il progetto si affianca agli interventi strutturali già previsti per l’adeguamento dei sistemi di depurazione comunali.
L’installazione delle prime centraline inizierà nei prossimi mesi e si prevede che l’intera rete sarà pienamente operativa entro la fine del prossimo anno. Se il modello si dimostrerà efficace, potrebbe essere replicato in altre aree critiche del Paese. La speranza è che il Sarno possa finalmente iniziare un percorso concreto di rinascita, trasformandosi da simbolo di disastro ambientale a esempio di recupero ecologico.





















