Fondo energia: la Corte dei conti denuncia lo stallo

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Efficienza energetica
Efficienza energetica

La Corte dei conti, con la delibera n. 67/2025, ha certificato il grave ritardo e l’inefficacia del Fondo nazionale per l’efficienza energetica. L’organo di controllo ha sollecitato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) a concludere l’iter di riforma dello strumento, bloccato da anni.

Il problema principale risiede nel mancato aggiornamento del decreto attuativo del 2017. Sebbene la legge sia cambiata per ampliare i beneficiari e le finalità, le regole operative sono rimaste obsolete, rendendo il Fondo di fatto inattivo e incapace di raggiungere gli obiettivi di politica energetica.

I dati finanziari confermano il fallimento. A fronte di una dotazione complessiva di circa 285 milioni di euro, sono stati mobilitati appena 18,4 milioni. La sezione dedicata alle garanzie, che dispone di oltre 85 milioni, non è mai entrata in funzione per l’assenza di un decreto attuativo.

Questa paralisi ha avuto conseguenze dirette sugli obiettivi climatici. Il Fondo avrebbe dovuto contribuire a un risparmio energetico di 700.000 Tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) entro il 2030, come previsto dal Piano Energia e Clima. Il risultato raggiunto finora è di appena 4.000 Tep, un valore giudicato dalla Corte come del tutto insufficiente.

La responsabilità del ritardo è attribuita al mancato accordo tra il MASE e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sullo schema di decreto di riforma. Dopo mesi di stallo, il confronto tra i due dicasteri non ha ancora prodotto un testo condiviso, bloccando risorse destinate a imprese, Pubbliche Amministrazioni e cittadini per la riqualificazione di edifici e la riduzione dei consumi industriali.

Anche la sezione Ecoprestito, pensata per concedere garanzie su finanziamenti a persone fisiche e condomìni, non è mai partita per difficoltà nel reperimento delle coperture finanziarie.

Per queste ragioni, la Corte dei conti ha dato al MASE un ultimatum di trenta giorni. Entro questo termine, il Ministero dovrà comunicare le iniziative intraprese per superare lo stallo con il MEF ed emanare finalmente il decreto di riforma, pena la formale constatazione di inadempienza.

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