Il mercato fotovoltaico europeo ha ufficialmente cambiato direzione. Dopo un 2025 caratterizzato da un crollo storico dei costi, l’inizio del 2026 ha segnato una decisa inversione di tendenza con i primi significativi aumenti. L’analisi emerge dall’indice mensile della società tedesca pvXchange Trading, che monitora il settore dal 2009.
Il principale motore di questo cambiamento è la Cina. Il governo di Pechino ha deciso di eliminare, a partire dal 1° aprile 2026, gli sconti sull’IVA per l’esportazione di prodotti fotovoltaici, inclusi wafer di silicio, celle e moduli finiti. Questa manovra, combinata con il rincaro di materie prime come silicio e alluminio, ha fatto lievitare i prezzi all’ingrosso.
In aggiunta, i principali produttori cinesi hanno iniziato a tagliare la produzione per contrastare la sovraccapacità che aveva causato la crisi nel 2025. Accordi tra colossi del settore e nuove norme governative sull’efficienza energetica degli impianti stanno riducendo l’offerta, creando una carenza artificiale che spinge i costi verso l’alto.
Secondo gli ultimi dati, i moduli ad alta efficienza hanno raggiunto un prezzo medio di 0,115 €/Wp, con un aumento mensile del 4,5%. I pannelli “mainstream”, usati in ambito commerciale, sono saliti a 0,105 €/Wp (+5%), mentre la categoria “full black” si attesta a 0,130 €/Wp (+4%). Solo i prodotti a basso costo sono rimasti stabili, ma in forte calo rispetto all’anno precedente.
Questo rialzo impatta direttamente il mercato europeo, che importa circa il 98% dei suoi pannelli dalla Cina. L’effetto potrebbe tradursi in un aumento dei costi per i grandi progetti fino al 20%. In Italia, il quadro è complesso: sebbene i costi “chiavi in mano” per un impianto siano in calo dal 2023, oscillando da 0,60 a 1,60 euro/W a seconda della dimensione, l’aumento del costo dei singoli componenti frenerà questa discesa.
La domanda in Europa mostra segnali contrastanti. Il segmento dei piccoli impianti residenziali è in flessione dopo la fine degli incentivi, mentre l’attenzione si sposta su progetti commerciali e su larga scala, dove la competizione resta comunque molto forte.
Questa inversione di tendenza arriva dopo un 2025 drammatico per i produttori. Un’eccessiva espansione della capacità produttiva cinese aveva innescato una guerra dei prezzi, portando i costi dei moduli a minimi storici. Questo squilibrio tra domanda e offerta ha causato perdite significative anche per giganti come JinkoSolar, Trina Solar e JA Solar.
Secondo gli analisti di pvXchange, nonostante la domanda europea possa raffreddarsi nei prossimi mesi, è improbabile assistere a nuovi crolli dei prezzi. I tagli alla produzione in Asia e le nuove politiche cinesi hanno creato una base di costo solida. Il periodo dei pannelli solari a prezzi stracciati sembra essere terminato e il settore si prepara a un nuovo equilibrio, più sostenibile per i produttori ma più oneroso per gli acquirenti finali.



















