Il viaggio nel tempo dei ricordi si conclude con Francesco, il più giovane. Quello che questa passione la vive al tempo della scuola, da studente super organizzato: per lui ogni partita si lega a un compito in classe il giorno dopo, a una interrogazione.
Francesco non abita proprio dietro l’angolo, è giovanissimo e abita in provincia. Frequenta il Liceo Scientifico. Studia, ha lezioni, libri, impegni. Ma la domenica non c’è scusa che tenga.
Ci racconta dei suoi ricordi con l’entusiasmo della sua giovane età. I suoi ricordi più belli sono inevitabilmente legati a tempi recenti, quelli del Presidente D’Agostino.
Si accompagna a due suoi amici, compaesani e “compari di fede” rossoblù.
Appuntamento alla stazione sempre 10 minuti prima dell’arrivo del treno, e si parte. Ci dice, tra le righe, che non sempre quei viaggi li vive bene: spesso non si sentono al sicuro, Francesco e i suoi amici, in giro nelle stazioni, anche la sera tardi.
Conserva un ricordo particolare per Casertana-Salernitana in campionato, partita attesissima, inutile dire perché. Un compito in classe nello stesso giorno. E quindi? “Quindi sveglia alle 5 per prepararsi, andare a scuola e correre allo stadio nel pomeriggio senza pensieri. È andata bene poi l’interrogazione, e pure la partita”. La parola d’ordine per Francesco è “organizzazione”: “Cerco sempre di anticiparmi tutti i compiti in modo da avere il weekend libero per raggiungere la seconda nostra casa, il Pinto”.
Uno dei momenti che ricorda, e che ci racconta con un bel sorriso, è legato alla partita Casertana-Sorrento del 30 marzo scorso. “Ovviamente treno in ritardo, arrivo al Pinto a partita iniziata da quasi dieci minuti e, nemmeno dieci secondi, segna Butic. Ho dato un urlo per la gioia e anche un pochino per scaricare la tensione di quel viaggio in treno che sembrava non finire mai. Ma la serata non era ancora finita: a un certo punto è venuta giù la bufera, mai vista tanta pioggia tutta insieme, e poi buio. Noi lì a continuare a tifare. La partita si ferma, poi riparte e al recupero, lunghissimo, Bentivegna fa il secondo gol. Finisce 2-0 per la Casertana e per fortuna sono riuscito a tornare a casa. Ero fradicio ma talmente felice che nemmeno me ne sono accorto”.
In famiglia, Francesco confessa: “Tifano tutti squadre di Serie A, anche io simpatizzo per alcune, ma seguirle è impossibile, ogni volta fare 800 km con la scuola è insostenibile.
Dunque ho pensato: perché devo tifare altre squadre se non mi sento rappresentato da queste? Abito in provincia di Caserta, perché non avvicinarmi alla Casertana? Penso di aver fatto una delle scelte migliori della mia vita, e grazie alla Casertana ho iniziato ad amare di più anche la mia provincia. Mi ha fatto scoprire una parte della mia terra che davvero non conoscevo, mi ha reso per molti versi orgoglioso, sì, mi sento orgogliosamente casertano anche io!”. Francesco ha grandi progetti per il futuro, gli piacerebbe lavorare qui e contribuire a risollevare le sorti di questa terra così bella e maltrattata.
Finisce il nostro viaggio nel tempo attraverso tre età diverse. Un “old” che ha visto la città in rivolta per amore, uno “di mezzo” che custodisce il ricordo perfetto del suo primo giorno, un ragazzo che sfida la distanza e si organizza la vita per non mancare mai.
Riccardo, Giancarlo e Francesco: tre uomini, tre generazioni.
Eppure, quando parlano della Casertana, usano le stesse parole. Le stesse pause. Gli stessi occhi lucidi. Perché la Casertana non guarda la carta d’identità. Unisce. È l’unico posto dove un nonno, un padre e un figlio possono abbracciarsi senza conoscersi, solo perché indossano gli stessi colori.
Ed è questa, forse, la promozione più bella che abbiamo mai vinto: quella contro il tempo.





