Un suono che per l’orecchio umano risulta quasi impercettibile, un leggero “tin tin” associato a un accessorio grazioso. Per un gatto, tuttavia, quel suono può rappresentare una fonte di profondo disagio. È questo il messaggio centrale di una campagna informativa lanciata dall’Enpa di Bassano del Grappa, che ha invitato i proprietari a una riflessione critica sull’uso del campanellino al collare.
L’associazione ha sottolineato un punto fondamentale: l’apparato uditivo del gatto è straordinariamente più sviluppato e sensibile rispetto a quello umano. Un suono che noi percepiamo come debole e intermittente, per il felino si trasforma in un rumore costante e acuto, presente a ogni singolo movimento, sia durante la veglia che nel tentativo di riposare.
I volontari hanno spiegato come un’esposizione continua a questo stimolo sonoro possa diventare una causa significativa di stress per l’animale. Le conseguenze possono manifestarsi attraverso vari sintomi: irritabilità, difficoltà a trovare quiete e a riposare, perdita di concentrazione e, nei casi più gravi e prolungati, anche danni permanenti all’udito. Il concetto ribadito dall’Enpa è inequivocabile: per un gatto, il silenzio non è un’assenza di suono, ma una componente essenziale del suo benessere psicofisico.
La campagna di sensibilizzazione non si è fermata al solo campanellino, ma ha esteso l’analisi al collare stesso. I gatti, hanno ricordato gli esperti, non necessitano di indossare un collare per il loro benessere. Se il modello è inadatto, troppo stretto o privo di meccanismi di sicurezza, può trasformarsi in un serio pericolo per la loro incolumità.
Tra i rischi più gravi è stato segnalato quello di strangolamento. Un gatto, per sua natura agile ed esploratore, potrebbe facilmente rimanere impigliato a un ramo, una recinzione o un mobile. Un collare tradizionale, in una situazione simile, non si aprirebbe, con conseguenze potenzialmente fatali. A questo si aggiunge il fastidio continuo che l’oggetto può provocare, aumentando il livello di stress generale, specialmente se abbinato a un campanello.
L’associazione non ha imposto un divieto assoluto sull’uso del collare, ma ha esortato a valutarne la reale necessità con estrema attenzione. Il suo utilizzo può avere senso, ad esempio, per agganciare una targhetta identificativa con i recapiti del proprietario, un accorgimento utile per gli animali che hanno accesso all’esterno.
In questo specifico caso, la scelta deve ricadere su un modello leggero, regolato correttamente per non essere né troppo stretto né troppo largo, e soprattutto dotato di un meccanismo di sgancio di sicurezza. Questa chiusura “anti-strozzamento” è progettata per aprirsi automaticamente se sottoposta a una trazione decisa, liberando il gatto in caso di pericolo.
Resta comunque un presupposto imprescindibile: osservare attentamente il comportamento dell’animale. Se il gatto mostra segni evidenti di disagio, si gratta con insistenza, cerca di toglierselo o appare apatico, è fondamentale riconsiderarne l’utilizzo e rimuovere l’accessorio. Amare un animale, ha concluso l’Enpa, significa rispettarne la natura, le esigenze sensoriali e il benessere, che non sempre coincidono con le nostre percezioni o abitudini.



















