Gattuso si racconta: dal dolore privato alla Lazio

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Cronache sport calcio
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Gennaro Gattuso si è raccontato al Festival dello Sport di Trento, mostrando il suo lato più umano e commuovendosi nel ricordo della sorella Francesca, scomparsa nel 2020. “Ho perso una sorella molto giovane. Il fatto di non riuscire a sognarla mi dà enorme fastidio. Pagherei tutto quello che ho per stare un’ora con lei”, ha confessato l’allenatore.

Un momento di profonda emozione che ha svelato la persona dietro al personaggio. Gattuso ha anche parlato dei suoi problemi di salute: “Da 15 anni faccio uso di cortisone per il mio problema agli occhi. C’è stato un momento in cui volevo smettere, invece si va avanti, fin quando Dio ci darà la forza”.

Passando al calcio giocato, il tecnico ha analizzato l’ottimo avvio di stagione della sua Lazio. “Il primo posto è clamoroso, ma è un errore parlare di scudetto. Dobbiamo andare partita per partita”. La chiave del successo, secondo lui, è nata in estate: “A Formello faceva caldissimo e i ragazzi non si lamentavano mai. Ho intuito che il gruppo era speciale”. Sul rapporto con il presidente Lotito, ha smentito le voci di continui litigi: “È una leggenda. Lui è un genio, difficile da gestire ma dice le cose in faccia e questo mi piace. In passato gli avevo detto no due o tre volte, per questo poi ho scelto la Lazio”.

L’allenatore ha speso parole importanti per alcuni suoi giocatori. Su Davide Frattesi ha dichiarato: “Gli ho sempre detto che non poteva accontentarsi di giocare 15 minuti. La scelta di venire da noi è stata incredibile”. Ha poi elogiato Nuno Tavares, definendolo un talento puro: “Solo Nuno Mendes del Psg è al suo livello tra i terzini. All’inizio c’è stata tensione tra noi, perché non voglio chi ha talento e non fa nulla per migliorare”.

Riguardo al suo passato da calciatore, Gattuso ha ricordato un momento indelebile: “Il giorno in cui mi sono sentito invincibile è stato prima della finale di Champions del 2003 contro la Juventus. Era il mio sogno da bambino”. Ha poi aggiunto con autoironia di non amare rivedersi in campo: “Vivevo le partite con un’adrenalina incredibile. Oggi un Gattuso nella mia squadra non lo vorrei”. La sua evoluzione è evidente: “Nella vita c’è sempre da imparare. Oggi sono più tondo di una volta”.

Non è mancato un commento sulla sua esperienza da commissario tecnico della Nazionale, conclusa con un grande rammarico. “Brucia. È stata una delusione pazzesca. Nei primi mesi, ho faticato ad addormentarmi. La cicatrice rimarrà per sempre”. Ha espresso inoltre grande stima per Gian Piero Gasperini: “Dopo Sacchi, è l’allenatore che ha cambiato di più il calcio”.

Infine, una riflessione su cosa lo spinge ad andare avanti. “Andrò avanti fin quando sentirò il formicolio e le emozioni”. E uno sguardo al futuro personale: “Spero che i miei figli mi faranno diventare nonno”.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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