Gestori reti criticano il piano elettrico europeo

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Reti elettriche
Reti elettriche

ENTSO-E, l’associazione dei gestori delle reti di trasmissione europee, ha criticato il “Pacchetto reti” della Commissione. Secondo l’organismo, le nuove misure potrebbero rallentare, anziché accelerare, lo sviluppo delle infrastrutture energetiche.

Il problema principale, secondo ENTSO-E, non è la pianificazione ma l’attuazione. I veri ostacoli allo sviluppo delle reti restano i finanziamenti, le lunghe procedure di autorizzazione (permitting) e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento.

Il sistema di pianificazione attuale, basato sulla cooperazione tra operatori, è stato definito efficace: dal 2010 ha permesso di realizzare 16.000 km di nuove linee. Il nuovo pacchetto, invece, introducendo un maggiore coinvolgimento politico nei processi tecnici, rischia di generare incertezza e ritardi.

ENTSO-E ha quindi proposto un modello di governance con responsabilità chiare: alla Commissione gli obiettivi politici, a ENTSO-E la modellazione tecnica e agli Stati membri la coerenza con i piani nazionali, evitando sovrapposizioni e costi aggiuntivi.

Un’altra critica riguarda il trasferimento all’Agenzia ACER della metodologia per l’identificazione dei fabbisogni. ENTSO-E ritiene che questo compito debba rimanere tecnico, sotto la sua responsabilità, per evitare che uno strumento di analisi diventi uno strumento decisionale improprio.

Dal punto di vista economico, è stata contestata l’idea di usare l’Analisi Costi-Benefici come base vincolante per ripartire le spese tra Paesi. Questo approccio è stato giudicato rigido e inefficace, capace solo di rallentare i progetti legando i fondi UE a un accordo preventivo.

Pur apprezzando le proposte per accelerare le autorizzazioni, ENTSO-E ha suggerito ulteriori misure. Tra queste, il riconoscimento delle reti come “opere di interesse pubblico prevalente” e l’estensione delle esenzioni da valutazioni ambientali per i progetti di ammodernamento.

È stata inoltre suggerita la creazione di un database condiviso sulle specie protette, alimentato da autorità e ONG, per superare uno dei principali ostacoli informativi che rallentano le procedure autorizzative.

Infine, l’associazione ha messo in guardia contro l’eccessivo ricorso ad atti delegati, che creano incertezza giuridica. La richiesta è di inserire gli elementi fondamentali, come metodologie e governance, direttamente nelle leggi primarie per garantire stabilità e trasparenza agli investitori.

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