Giancarlo, l’uomo del primo giorno: “Ricordo tutto, persino l’odore”

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Nives Chiavarone e la maglia della Casertana
Nives Chiavarone e la maglia della Casertana
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Continua il nostro viaggio nel tempo attraverso i ricordi di chi la Casertana l’ha vissuta fuori e dentro al campo. I ricordi di Riccardo, ci hanno fatto rivivere momenti cruciali della storia del nostro amato Club. E’ il turno di Giancarlo. Lui è della generazione “di mezzo”

Quella della Serie C1 vinta nel ’90-’91, dei fallimenti e delle domeniche in Serie D, di quelle maledette trasferte sotto la grandine a Vallo della Lucania.

La generazione che ha fatto da ponte. E i suoi ricordi  sono nitidi, come fosse ieri.

“La domenica tutto si fermava, i negozi erano chiusi tranne le pasticcerie, la gente andava a messa, e passeggiava per il centro. In città girava una FIAT 127 con degli altoparlanti  che invitava i cittadini a recarsi allo stadio Pinto, alle 14.30 giocava la Casertana. Avevo 6 anni e mi chiedevo sempre dove mio padre  andasse così di fretta  lasciandoci ancora tutti a tavola. Una domenica  decisi di voler andare con lui cominciai a strepitare fino a quando mia madre, vedendo la mia disperazione, obbligò mio padre a portarmi allo stadio. Quel giorno entrai per la prima volta in curva Nord, mio padre  mi fece sedere un gradone più in basso intimandomi di non muovermi, di non lamentarmi, di non farmi venire voglia di tornare a casa. Restai li, immobile tra tantissime persone. Il colpo d’occhio del Pinto gremito da circa tremila spettatori era incredibile, non avevo mai visto tanta gente in vita mia. Ero attento alle persone che mi circondavano, affascinato dalle loro grida di incitazione. Poi i falchetti passarono in vantaggio, ci fu un boato ed io ricordo che tremai. Non mi aspettavo che l’esultanza così unita e compatta esplodesse in un unico urlo d’amore. La partita fini 1- 0 per noi. Tornai a casa con gli occhi pieni di gioia e con mio padre che mi teneva per mano. Dopo qualche anno, a soli undici anni, avevo il mio primo abbonamento in curva Nord”. I ricordi di  Giancarlo rincorrono tempi anche più recenti, quelli che hanno i colori della stagione 90/91. L’anno della Casertana del miglior attacco, quella di Lombardi. Un uomo di poche parole e di molti fatti, che prende in mano una squadra ferita da due sconfitte e la rimette in carreggiata. E poi c’era Campilongo, in stato di grazia. Trascinava tutti, con la voglia di chi vuole cancellare il passato e dimostrare che da quel momento per lui  esiste solo la Casertana. Sono le ultime giornate, quelle in cui si insegue un sogno che sembra non finire mai. Poi la festa e le lacrime del Mister, lui, così schivo, che alla fine non le trattiene più. Era il 2 giugno del ’91, altro ricordo indelebile: “Giochiamo in casa contro il Monopoli. Il Pinto un tripudio rossoblu, vinciamo 3-0. Tre goal bellissimi. Suppa, Capitan Serra e Campilongo. Arriva il fischio finale e l’urlo del Pinto, e ancora una volta, mi lascia senza fiato. Dopo venti anni un sogno che si realizza ed io ero li, ricordo l’invasione di campo gli abbracci e le lacrime.” Ma la storia di Giancarlo con la Casertana non è fatta solo di gioie: “Era il Campionato 2007/08.  Casertana in Serie D. La categoria non contava, contava solo  la mia Casertana. Non me ne perdevo una, soprattutto in trasferta. Non potevo mollare. Eravamo pochissimi, una quindicina scarsa. Ho ancora i brividi se penso a quel freddo a Vallo della Lucania contro la Gelbison. Una vittoria maledetta, sotto tutti i punti di vista. A un certo punto viene giù una grandinata fortissima, tutti scappano a ripararsi. Noi, irriducibili, siamo rimasti lì, sotto l’acqua gelata. Gelati  dal freddo e dalla gioia di quei due punti, ossigeno in quel campionato da dimenticare.” Perché per Giancarlo la Casertana è sempre stata famiglia. E come in ogni famiglia si affrontano insieme i momenti belli e quelli brutti.

Ma se deve tenerne uno solo, il ricordo è un altro. È più intimo, più antico di tutti gli altri.

È la mano di suo padre che lo tiene stretto, forte, in mezzo alla folla nella sua prima volta allo stadio. Intorno al tavolo dei ricordi c’è anche Francesco, nel prossimo articolo racconteremo  i suoi di ricordi. Lui, l’ultima generazione,  raccoglie una eredità importante e ha il compito di coltivare una eterna passione, la stessa che commuoveva Riccardo e che confortava Giancarlo nei momenti belli e in quelli più bui.

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