Gianni Rivera è tornato a parlare in un’occasione pubblica, offrendo il suo punto di vista su temi cruciali del calcio italiano con la consueta schiettezza. L’ex Pallone d’Oro e leggenda del Milan ha ricevuto l’accoglienza calorosa del pubblico, per poi raccontare dal palco la sua visione, spaziando dal nuovo stadio di Milano al futuro della Federcalcio.
Una delle proposte più significative ha riguardato il futuro impianto di Milano. Rivera ha sostenuto l’idea di intitolarlo a sé stesso e a Sandro Mazzola, unendo simbolicamente le due sponde calcistiche della città. Ha ricordato con affetto l’amico e rivale scomparso, sottolineando come la loro storia abbia segnato un’epoca. “Io e Sandro abbiamo scritto la storia del calcio di Milano. Eravamo amici e potevamo giocare insieme, altro che staffetta”, ha dichiarato. Durante l’evento, le immagini della storica semifinale del Mondiale 1970 tra Italia e Germania hanno rievocato un aneddoto. “Sul gol di Müller, io ero sul palo e non sono riuscito a intervenire. Albertosi me ne disse di tutti i colori, ma potevo prenderla solo con le mani. Poi dissi a Riva: ‘Tranquillo, adesso ci penso io’. E sono andato a segnare il 4-3”, ha raccontato.
L’analisi di Rivera si è poi spostata sul suo Milan, con toni critici verso la gestione attuale. “Gli americani hanno un modo di fare calcio che non capisco. Pensavo sapessero giocare solo a football e, visti i risultati…”, ha affermato. L’ex Golden Boy ha manifestato amarezza per essersi sentito messo da parte dalla società. “Quando si è insediato Maldini, mi ha chiamato dicendomi che c’era un posto per me in tribuna. Dopo il suo addio, non mi hanno più invitato e si sono dimenticati di me anche per la festa dei 125 anni”. Ha poi evocato con nostalgia il suo Milan, quello di Viani, Rocco e Liedholm, e gli scherzi nello spogliatoio con Altafini.
Infine, lo sguardo si è proiettato sulla politica sportiva nazionale. Rivera ha avanzato la sua candidatura in caso di un futuro commissariamento della FIGC. “Credo che la Federazione presto verrà commissariata e, se succederà, io sono disponibile. Vediamo se stavolta si ricorderanno di Rivera”, ha dichiarato. Ha poi ribadito la sua contrarietà a scelte federali passate, come la nomina di Malagò a commissario e il ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale. “Lui si è arrabbiato, mi ha chiamato e mi ha chiesto perché avevo detto quelle cose. Adesso lo sa”, ha concluso con una nota polemica.






