Il debutto del Gran Premio di Madrid nel calendario di Formula 1 ha ricevuto un’accoglienza gelida da parte dei protagonisti in pista. I piloti hanno espresso un giudizio quasi unanime, bocciando il nuovo tracciato cittadino per la sua scarsa propensione allo spettacolo e le limitate opportunità di sorpasso.
Paradossalmente, una delle voci più critiche è stata quella del vincitore della gara, Kimi Antonelli. Il pilota della Mercedes, pur salendo sul gradino più alto del podio, ha sottolineato i limiti del circuito. “Non crea di certo opportunità di sorpasso e non ti spinge a tentare una manovra, perché nell’80% dei casi si rischia il contatto”, ha dichiarato Antonelli.
Ha poi aggiunto un dettaglio specifico riguardo alla seconda chicane, dove una manovra azzardata avrebbe potuto causare un incidente grave. “Penso che ci siano alcune curve che andrebbero modificate per creare maggiori opportunità di sorpasso, perché al momento, sì, è piacevole su un giro, ma in gara si rimane bloccati dietro”, ha concluso.
La sua analisi ha trovato eco nelle parole di molti colleghi. Oliver Bearman della Haas, il cui weekend è stato compromesso da un incidente nelle prove, ha commentato senza mezzi termini: “Basta guardare il tracciato per capire che non sarà una pista adatta alle corse”. Gli ha fatto eco Gabriel Bortoleto dell’Audi, che ha descritto la gara con una battuta lapidaria: “Stavo quasi per addormentarmi”.
Anche Lando Norris, terzo al traguardo, si è unito al coro dei delusi, mettendo in discussione la progettazione stessa del layout: “Non so come qualcuno possa guardare questo design e dire fantastico”. Persino Arvid Lindblad del team Racing Bulls ha ammesso che “non è stata la gara più emozionante”.
Il fulcro del problema risiede in un dato statistico impietoso: durante l’intero Gran Premio sono stati registrati soltanto quattro sorpassi. Un numero inferiore persino a quello del circuito di Montecarlo, tradizionalmente considerato il più ostico per le manovre di attacco. Questa caratteristica ha di fatto congelato le posizioni, vanificando il talento e la capacità di improvvisazione dei piloti.
La gara si è trasformata in una processione dove rimanere bloccati dietro un’altra vettura è stata la norma. La critica assume contorni ancora più netti se confrontata con le intenzioni del suo progettista, Jarno Zaffelli. Il tracciato, un ibrido tra un impianto permanente e strade cittadine, era stato concepito per essere diverso.
In una recente intervista, Zaffelli aveva espresso la speranza che il circuito offrisse “un’emozione unica” e dimostrasse che “è possibile costruire un circuito cittadino che non sia noioso”. Le dichiarazioni dei piloti dopo la gara hanno purtroppo offerto una risposta ben diversa alle sue aspettative, aprendo un dibattito sul futuro del tracciato spagnolo.





