Groenlandia: la lotta per le risorse dell’Artico

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Un nuovo ordine mondiale sta emergendo, spinto dalle trasformazioni ambientali. Lo scioglimento dei ghiacci nell’Artico e la corsa alle materie prime legano il destino di luoghi distanti come la Groenlandia, il Venezuela e Taiwan, trasformando il pianeta in un “Risiko globale” dove le grandi potenze agiscono per assicurarsi risorse vitali.

La Groenlandia è diventata l’epicentro di questa contesa. L’interesse manifestato dagli Stati Uniti non è stato un capriccio, ma una strategia precisa legata al cambiamento climatico. Il ritiro dei ghiacciai sta infatti rendendo accessibili enormi giacimenti di terre rare e minerali, fondamentali per la transizione energetica, e sta aprendo nuove rotte navali che rivoluzioneranno il commercio.

La reazione della Danimarca è stata netta, richiamando il rispetto per la propria integrità territoriale. La Groenlandia non è una terra di nessuno: dal 2009 gode di ampia autonomia e il suo popolo ha un diritto all’autodeterminazione riconosciuto a livello internazionale. Lo scontro non è un “affare immobiliare”, ma una disputa sul futuro di un territorio con un ecosistema fragile.

Questo schema si ripete su altri fronti. Un’operazione in Venezuela avrebbe come scopo il controllo delle più grandi riserve petrolifere. Allo stesso modo, la pressione della Cina su Taiwan mira a dominare lo Stretto di Taiwan, una via d’acqua strategica, e la produzione di semiconduttori, cruciali per l’economia verde. Le esercitazioni militari sono lo strumento per assicurarsi il controllo.

L’analista Stefano Stefanini ha definito questo approccio “Dottrina Donroe”, evoluzione della Dottrina Monroe. Non si tratta più di difendere una sfera d’influenza, ma di esercitarla attivamente, usando la forza dove il costo è basso. La dottrina giustifica l’intervento quando le sanzioni non bastano, trasformando il diritto internazionale in una mera formalità.

Questa logica solleva una domanda inquietante. Se la Groenlandia è “necessaria” per le sue risorse, quale sarà il prossimo Stato sovrano, ricco di beni resi accessibili dal clima, a essere sacrificato sull’altare del nuovo Risiko globale? Il diritto sembra ormai un ostacolo trascurabile.

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