Hawaii: la plastica dei rifiuti diventa asfalto

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Asfalto riciclato
Asfalto riciclato

Alle Hawaii, un team di ricerca ha sviluppato e testato un nuovo metodo per trasformare i rifiuti di plastica, che inquinano pesantemente l’arcipelago, in un asfalto più flessibile e resistente per le strade locali. L’innovazione mira a dare una seconda vita ai detriti marini, come le reti da pesca abbandonate, e ai rifiuti domestici.

L’arcipelago statunitense affronta un problema crescente di inquinamento. Le sue acque oceaniche sono sature di detriti, provenienti in gran parte dalle isole stesse. Per dare un’idea della vastità del fenomeno, il Bounty Project, un’iniziativa che incentiva la rimozione dei rifiuti marini, ha già recuperato 84 tonnellate di attrezzature da pesca dall’Oceano Pacifico.

“Riutilizzando la plastica già presente alle Hawaii, possiamo ridurre l’impatto ambientale ed economico del suo trasporto e smaltimento, evitando di riempire ulteriormente le nostre discariche ormai sature”, ha spiegato Jeremy Axworthy, ricercatore presso il Center for Marine Debris Research della Hawaii Pacific University.

Il Dipartimento dei Trasporti delle Hawaii ha avviato un importante test nel 2022 su Fort Weaver Road. Invece di utilizzare bitume tradizionale, è stato impiegato un mix contenente plastica riciclata post-consumo. L’obiettivo era verificare se questa soluzione potesse ridurre la formazione di buche e crepe rispetto all’asfalto standard, allungando così il ciclo di vita della pavimentazione stradale.

La nuova miscela è prodotta fondendo granuli di polimeri, come lo stirene-butadiene-stirene (SBS) e il polietilene recuperato da contenitori e reti da pesca, in un legante bituminoso. L’aggiunta di questi materiali non solo contribuisce all’economia circolare, ma migliora anche le proprietà chimiche del manto stradale, rendendolo più resistente a crepe, solchi e danni causati dall’acqua.

Questa maggiore flessibilità consente alla strada di flettere leggermente sotto il peso dei veicoli senza spezzarsi. Inoltre, le pavimentazioni così realizzate tendono a sopportare meglio le alte temperature superficiali, una caratteristica fondamentale per il clima tropicale dello stato.

Nonostante i chiari vantaggi, i ricercatori stanno monitorando con attenzione un aspetto critico: il potenziale rilascio di microplastiche. La principale preoccupazione è che l’usura dovuta al traffico e agli agenti atmosferici possa causare il distacco di minuscoli frammenti di plastica, che finirebbero per contaminare l’ambiente circostante e, infine, l’oceano.

I test attuali sono cruciali per capire se i polimeri rimarranno stabilmente legati al bitume o se diventeranno una fonte di inquinamento secondario. Nel frattempo, un’impresa locale ha già realizzato alcuni tratti di una strada residenziale sull’isola di Oahu. Dopo quasi un anno, sono stati raccolti campioni di polvere stradale per analizzarne la composizione e verificare la presenza di particelle plastiche. Saranno tuttavia necessarie ulteriori ricerche per valutare la durabilità e la sicurezza ambientale di questa tecnologia nel lungo periodo.

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