L’ex difensore Thomas Helveg, oggi responsabile scouting dell’Odense, ha ripercorso la sua carriera italiana, un viaggio iniziato in Friuli e culminato a Milano. “In Italia tifo per Udinese e Milan, ma il mio cuore è a Odense, dove sono cresciuto e lavoro”, ha raccontato il danese, che appena può si dedica alla sua altra grande passione: la bicicletta.
La sua avventura in Serie A è partita da Udine. “È stata una città accogliente, simile alla mia Odense. Mi hanno lasciato vivere senza pressioni”. Il primo impatto è stato con Giovanni Galeone, un allenatore definito “un po’ matto ma simpaticissimo”, che amava giocare in partitella con la squadra.
Il salto di qualità è arrivato con Alberto Zaccheroni. “Ci disse subito: ‘Preoccupatevi se vi ignoro, non se vi urlo addosso’. Ho avuto un rapporto schietto con lui, mi ha insegnato molto sui movimenti in campo”. Sotto la sua guida è nata l’intesa con Oliver Bierhoff: “Io crossavo e lui incornava. Un’asse perfetta”.
Nel 1998 è passato al Milan, un’esperienza che ha definito “un sogno”. Il primo giorno a Milanello lo ha accolto Paolo Maldini: “Mi ha portato a bere un caffè e in mezz’ora mi ha spiegato cosa fosse il Milan e come bisognava comportarsi. È stata una grande lezione”.
In quello spogliatoio ha imparato il valore del lavoro osservando campioni come Weah e Costacurta, che “non mollavano un centimetro in allenamento”. Tra i tanti fuoriclasse, a stupirlo più di tutti è stato Zvonimir Boban: “Non so descrivere quello che faceva con il pallone, era un mago”.
Nei suoi cinque anni in rossonero, con cui ha vinto tutto, Helveg ha vissuto anche un momento di amarezza legato a una frase del presidente Silvio Berlusconi. “Mi definì un ‘leone sordo’ in diretta nazionale. Ci rimasi male, non ho mai capito perché. Qualche giorno dopo mi ha chiamato per negare, ma non gli ho creduto molto”.
L’addio al Milan è avvenuto nel 2003 con il passaggio all’Inter, come pedina di uno scambio. “Non ho avuto voce in capitolo, io sarei voluto restare a vita. I tifosi rossoneri lo hanno capito, dedicandomi un coro di apprezzamento al primo incontro da avversario”.
Oggi il calcio resta centrale nella sua vita, tra il lavoro con i giovani dell’Odense e le pedalate di beneficenza con l’amico ed ex compagno Martin Jorgensen per raccogliere fondi contro la sclerosi multipla. Un impegno costante, in campo e fuori.








