NAPOLI – Nell’area nord cambiano gli equilibri. Gli investigatori esaminano la mappa, per capire cosa stia accadendo. Le scarcerazioni eccellenti rafforzano gli Scissionisti. Tornano forti anche allo Chalet Bakù. Di recente è rientrato a Secondigliano Massimiliano Vinciguerra, ritenuto dagli inquirenti un tempo il braccio destro del capo storico degli Scissionisti, Raffaele Amato. Vinciguerra, indicato dagli investigatori come uno degli ‘irriducibili’, ha lasciato la cella del carcere di Viterbo dove si trovava ristretto in regime di 41 bis, dopo un lungo periodo detentivo.
Non è tutto. Negli anni passati la sua difesa aveva tentato di opporsi al carcere duro con un serrato braccio di ferro legale tra il Tribunale di Sorveglianza di Roma e la Corte di Cassazione, sostenendo che l’uomo non rappresentasse un vertice della cosca, bensì un semplice membro dell’organizzazione, richiamando a tal proposito una sentenza della Corte d’Appello di Napoli del 2012 passata in giudicato che lo descriveva come una figura di secondo piano e non come un cardine strategico. Nonostante la Cassazione avesse all’epoca rigettato i ricorsi confermando il regime differenziato per l’assenza di vizi formali nella decisione dei giudici romani, la sua completa espiazione della pena e la definitiva scarcerazione riaprono ora scenari importanti nel quartiere, che gli inquirenti monitorano con attenzione.
Gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia stanno analizzando con attenzione le mappe a Secondigliano, poiché il ritorno in libertà di Vinciguerra può cambiare i precari equilibri della zona nord: con il suo rientro sul territorio, gli Scissionisti sono più forti, è il ragionamento degli investigatori. Di fatto mirano a riaffermare la propria egemonia nell’area dello Chalet Bakù, da sempre feudo storico della fazione e snodo nevralgico nell’intera periferia. Lo Chalet Bakù è da sempre una sorta di trincea. Un’area contesa, dove la tensione è salita oltre i limiti di guardia più di una volta.




