In casa hanno pistole, munizioni e passamontagna a Pomigliano. Hanno solo 13 e 14 anni e già partecipano alle stese

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Le armi sequestrate a Pomigliano
Le armi sequestrate a Pomigliano
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POMIGLIANO D’ARCO – Due giovanissimi, di appena 13 e 14 anni, sono stati denunciati perché ritenuti verosimilmente coinvolti nelle sparatorie che, lo scorso settembre, hanno scosso Pomigliano d’Arco. Un episodio che riporta l’attenzione sul fenomeno della violenza tra i giovanissimi e sull’uso delle armi, anche a salve, in contesti che possono generare paura e allarme tra i cittadini. I fatti contestati risalgono al 9 e al 27 settembre scorsi, due date segnate da esplosioni di colpi d’arma da fuoco che hanno destato preoccupazione nella città dell’area metropolitana di Napoli. Le indagini condotte dai militari hanno portato a individuare i due minorenni, ritenuti verosimilmente coinvolti nei distinti episodi. Gli accertamenti proseguono per ricostruire con precisione quanto accaduto e chiarire il ruolo che ciascuno dei ragazzi avrebbe avuto nelle vicende.

Nel corso delle perquisizioni effettuate nelle abitazioni dei due giovanissimi, i militari hanno rinvenuto tre pistole a salve, alcune munizioni e un passamontagna. Materiale che è ora al centro degli accertamenti investigativi e che potrebbe contribuire a fare luce sulla dinamica degli episodi e sulle eventuali responsabilità dei minori. A colpire, oltre alla giovane età dei ragazzi coinvolti, è anche il contesto familiare nel quale sarebbero maturati i fatti. Secondo quanto emerso, per i genitori si sarebbe trattato di una semplice «ragazzata», una sottovalutazione che solleva interrogativi sulla percezione della gravità di determinati comportamenti e sulla capacità degli adulti di riconoscere tempestivamente i segnali di disagio o di coinvolgimento dei figli in situazioni potenzialmente pericolose.

La vicenda apre inevitabilmente una riflessione sul rapporto tra adolescenti, armi e senso del limite. Anche quando si tratta di pistole a salve, infatti, il loro utilizzo in situazioni di tensione o durante episodi che prevedono esplosioni di colpi può provocare paura, alimentare un clima di insicurezza e rendere più difficile distinguere una minaccia reale da una simulata. A maggior ragione quando i protagonisti sono ragazzi che non hanno ancora raggiunto l’età adulta. Resta centrale, inoltre, il ruolo delle famiglie e delle istituzioni nel prevenire comportamenti a rischio, attraverso il dialogo, il controllo e percorsi educativi capaci di far comprendere ai più giovani le conseguenze delle proprie azioni. Liquidare tutto come una bravata rischia di minimizzare episodi che, per modalità e contesto, richiedono invece attenzione e responsabilità.

Per i due minorenni denunciati, la vicenda giudiziaria dovrà ora seguire il proprio corso, nel rispetto delle garanzie previste per la loro età e della presunzione di innocenza. Le indagini delle forze dell’ordine dovranno chiarire ogni aspetto delle sparatorie del 9 e del 27 settembre scorsi, mentre a Pomigliano d’Arco resta la preoccupazione per episodi che hanno riportato, ancora una volta, al centro dell’attenzione generale il tema della sicurezza e della devianza giovanile.

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